Juventus, Andrea Agnelli contro Lega Calcio: “Immobile e incapace di agire”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 ottobre 2013 18:11 | Ultimo aggiornamento: 3 ottobre 2013 18:11
Andrea Agnelli

Andrea Agnelli (foto LaPresse

TORINO – Una Lega calcio immobile e incapace di aumentare i ricavi. Andrea Agnelli attacca Maurizio Beretta e la Lega. Lo fa nel giorno successivo al pareggio interno, il secondo in Champions, con il Galatasaray. Ma l’accusa di Agnelli, circostanziata e feroce, è di respiro più ampio e arriva in una sede ufficiale, la lettera agli azionisti della Juve.

“Mentre i campionati dei paesi più evoluti evidenziano incrementi di ricavi, collettivi ed individuali, nonchè di competitività sportiva, la Lega rimane immobile in una terra di mezzo che rischia di essere spazzata via dalla polarizzazione in atto”. 

Tradotto: all’estero le squadre si arricchiscono e la Lega Italiana resta a guardare. Quella Lega presieduta da Maurizio Beretta, un presidente “a metà” che nel 2011 avrebbe dovuto lasciare (ha assunto un incarico di dirigente in Unicredit) non appena si fosse trovato un suo successore. Poi è successo che nel 2013 dopo mesi di trattative infruttuose si è votato, non è uscito nessun sostituto e Beretta è stato confermato con il voto contrario di Juventus, Inter e Roma.  Con la Lega che resta così sostanzialmente immobile.

Sul piano delle riforme del calcio – è l’accusa di Agnelli, l’Italia “negli ultimi 12 mesi, non ha compiuto alcun passo in avanti”.

“La Juventus – prosegue il presidente bianconero – deve essere in grado di sollecitare con efficacia, presso gli organismi di governo del calcio, quelle riforme necessarie perché  l’Italia torni ad essere leader in Europa”.

Agnelli esalta l’operato dell’Eca (European Club Association):

“In poco tempo, – scrive ancora Agnelli – grazie all’operato di Rummenigge, ha dimostrato di essere una controparte autorevole ed efficace nei confronti dell’Uefa, dell’Unione Europea e dei policy makers, producendo risultati concreti. Purtroppo, un’analoga efficacia nel porre i club al centro dell’attenzione dei policy makers, non si riscontra nell’operato della Lega Serie A, che deve ritrovare capacità di dialogo sereno, foriero di risultati concreti, e, soprattutto, di programmazione”.