Juventus: domenica triste per Conte tra insulti e scaramanzia

Pubblicato il 11 Marzo 2012 19:01 | Ultimo aggiornamento: 11 Marzo 2012 19:01

Conte (LaPresse)

GENOVA –  Se confidava nella scaramanzia per dare alla sua squadra quel pizzico di fortuna in piu’ Antonio Conte oggi proprio non ci ha preso. Il suo rito a una manciata di secondi dal calcio di inizio – ha baciato tre volte una croce che teneva stretta in mano e altrettante volte si e’ ‘segnato’ – non ha avuto effetto come dimostrano i tre pali colpiti dalla Juventus e alcuni episodi poco fortunati.

La triste domenica del mister bianconero si e’ consumata in un box nella tribuna stampa di Marassi, un monitor a sinistra e il ds Fabio Paratici a destra a cui consegnare le disposizioni da trasmettere alla panchina. Arrivato alle 14.59 in postazione, dopo aver catechizzato i giocatori uno ad uno negli spogliatoi, Conte non ha fatto in tempo a togliersi la giacca che Palacio gli ha fatti rizzare i capelli con un pallonetto salvato con le unghie da Buffon. Un primo segnale che non sarebbe stata una domenica facile.    Seduto su una poltroncina, le braccia appoggiate al tavolo, le mani spesso sul volto come a sostenerne il peso, l’allenatore bianconero e’ apparso subito nervoso. Si e’ lamentato per l’avvio arrembante del Genoa, durato peraltro pochi minuti, ha sbuffato quando Pepe si e’ fatto respingere un tiro a botta sicura da Frey, si e’ disperato dopo un secondo ‘miracolo’ del portiere rossoblu’, e’ scattato in piedi per reclamare un presunto rigore su Matri, ha rimproverato i difensori per i disimpegni sbagliati, si e’ arrabbiato per gli errori nel fraseggio.

Al 34′, dopo un fallo fischiato in ritardo a Vucinic, gli e’ piombata addosso la prima valanga di insulti dalla tribuna. ”Ladri, ladri” si e’ levato il coro della curva. Impassibile, non ha raccolto le provocazioni.    Nella ripresa la musica non e’ cambiata. Anzi. Nel primo quarto d’ora per Conte e’ arrivata la conferma che qualcosa nelle alchimie scaramantiche non andava proprio: teso in volto, ha reagito alla sequenza di pali colpiti da Vucinic e Pepe schizzando in piedi ogni volta e imprecando. ”Questa e’ buona, questa e’ buona” ha mormorato in occasione di alcuni lanci di Pirlo intercettati all’ultimo dalla difesa genoana. ”Non ci siamo mai” si e’ rammaricato quando un cross di Pepe ha tagliato l’area senza trovare la zampata degli attaccanti.

Qualche imprecazione sopra le righe e’ volata all’ennesimo errore degli attaccanti. Le mani nei capelli, la testa bassa, mordendosi le labbra, Conte ha vissuto gli ultimi minuti in trance, in un crescendo di disperazione. ”Cambia, cambia” ha detto a Paratici sollecitando l’ingresso di BorrIello prima dell’ennesimo corner. Altri insulti sono arrivati dopo i presunti falli in area su Palacio e Marco Rossi. Poi il fischio finale. ”Vincerete il tricolor” e’ l’ultimo sberleffo della curva nord.