Juventus, Luciano Moggi: “Triade fatta fuori in guerra discendenti”

di redazione Blitz
Pubblicato il 5 Luglio 2015 13:32 | Ultimo aggiornamento: 5 Luglio 2015 13:32
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Moggi nella foto LaPresse

TORINO – Calciopoli? “Qualcosa di studiato, per dimostrare che solo Moggi faceva quel che non si doveva fare. Ma anche l’orgoglio legato ai successi con la Juve: “abbiamo fatto vincere all’Italia i mondiali”. E’ stato un Luciano Moggi protagonista assoluto quello ospite al Football festival, rassegna dedicata al calcio, che si sta svolgendo nel centro di Perugia. Appuntamento nel quale ha ripercorso anche i fatti precedenti allo scandalo che lo ha travolto. “Eravamo orfani del potere, dopo la morte degli Agnelli – ha detto -, e nella guerra tra i discendenti si volle far fuori la triade, cosa che non si poteva fare sulla base dei risultati ottenuti”.

“Lucianone” è stato ieri sera il mattatore di un confronto a due con Oliviero Beha, poi a tre con Ignazio Scardina, che ha attirato una audience di appassionati di cose calcistiche, in gran parte, ma non solo, di fede juventina. E di calcio si è parlato a tutto campo, in linea con gli obiettivi del neonato festival che si propone di esplorare i diversi aspetti del gioco più amato dagli italiani. Ma soprattutto si è parlato, ed era ovvio, di calciopoli, “qualcosa di studiato, per dimostrare che solo Moggi faceva quel che non si doveva fare”.

Nel racconto di quegli eventi la ricostruzione è minuziosa nei dettagli, e quando non ci è arrivato con la memoria Big Luciano si è aiutato con fogli di appunti. Resta la tesi di fondo che poggia sull’orgoglio di aver costruito quella Juventus: “quale bisogno avevamo di raccomandarci agli arbitri? Abbiamo fatto vincere all’Italia i mondiali ed anche nell’altra finalista, la Francia, c’erano quattro juventini. Erano gli altri, semmai che avevano bisogno di raccomandarsi”. Quanto all’epilogo del processo penale, Moggi ha detto di non avere cercato la prescrizione.

“Ma non l’ho neppure rifiutata – ha aggiunto – perché non mi fidavo”. Stimolato dalle domande di Beha è quindi entrato con la sua interpretazione nel cuore dei fatti che precedettero calciopoli. “Eravamo orfani del potere, dopo la morte degli Agnelli – ha sostenuto – e nella guerra tra i discendenti si volle far fuori la triade, cosa che non si poteva fare sulla base dei risultati ottenuti”. E tra i risultati ha rivendicato anche il progetto dello Juventus stadium. Alla Juventus di oggi ha riconosciuto meriti.

Può spendere – ha sostenuto – perché fa soldi vincendo campionati ed andando in finale di coppa, e a Torino vincono perché sono i più bravi, non hanno debiti e conoscono i giocatori”.

Alla fine della chiacchierata è anche spuntato un momento di asprezza quando riferendosi alle intercettazioni Moggi ha fatto il nome di Giacinto Facchetti, e a quel punto una spettatrice è insorta. Un altro del pubblico ha invece tirato fuori Zeman. Il clima, già torrido di suo per il meteo, si è scaldato, ma il tempo regolamentare è scaduto e Beha ha fischiato la fine.