Antonio Conte è “sConte”, ma la squalifica dal campo non serve a nulla: aboliamola

Pubblicato il 5 ottobre 2012 18:11 | Ultimo aggiornamento: 5 ottobre 2012 18:16
Antonio Conte allena dalla tribuna assistito dal fido Rampulla (LaPresse)

Antonio Conte allena dalla tribuna assistito dal fido Rampulla (LaPresse)

ROMA – Antonio Conte ritorna in campo il 9 dicembre, Antonio Conte è stato squalificato 10 mesi, Antonio Conte è “sConte”, gli hanno scontato la squalifica del 60% e si farà solo 4 mesi. Antonio Conte è innocente, Antonio Conte è colpevole, la Juventus non c’entra niente, la Juventus c’entra sempre. A prescindere dalla discussione su Conte, sul processo al calcio scommesse e sulla Juventus favorita o perseguitata, ci chiediamo: ha ancora senso questa sanzione? È veramente punitivo per un allenatore impedirgli l’accesso al terreno di gioco?

Domanda da girare a chi governa il calcio. Domanda che sorge spontanea non solo guardando la classifica della Serie A e il rendimento della Juve, prima con 16 punti, 5 vittorie, un pareggio e zero sconfitte, 15 gol fatti e tre subiti. Se è vero che l’obiettivo della sanzione non è la squadra ma è il “colpevole” Conte, che all’epoca dei fatti a lui contestati era il tecnico di un’altra squadra bianconera, il Siena.

Ma è stato poi così punitivo per Conte vedersi la partita dalla migliore – rispetto alla panchina – prospettiva della tribuna centrale? Comunicare con Massimo Carrera a bordo campo è stato così complicato? Alcuni dicono che proprio la “diarchia” è stato uno dei punti di forza di questo inizio di stagione bianconero. E quando sembrava che Carrera stesse per mettere in ombra Conte, è arrivata la sonora vittoria sulla Roma di Zeman, dopo la quale si è parlato di “Juve di Conte” che attacca come una squadra di Zeman ma contrasta e si difende con la tigna caratteristica dell’ex capitano della Juve.

Quindi per Conte non c’è stato danno di punti né danno di immagine. Il 9 dicembre, dopo 16 partite di campionato e un girone di Champions, rientrare in campo non sarà un trauma né per lui né per la squadra.

Era un trauma invece negli anni passati, prima che la tecnologia annullasse lo spazio fra la tribuna e il rettangolo verde. Prima dei telefonini, dei walkie talkie, degli iPad e delle lavagnette, il Nereo Rocco di turno che si trovasse squalificato faceva veramente fatica a comunicare con la panchina. Doveva gridare e sbraitare, affidarsi all’ugola o, se si chiamava Trapattoni, al fischio. Allora questo tipo di sanzione aveva un senso, ora non ce l’ha più. Aboliamola.