La rivincita di Giovinco: "Ferito dalla Juve ma titolare in Nazionale"

Pubblicato il 11 Ottobre 2011 14:42 | Ultimo aggiornamento: 11 Ottobre 2011 14:45

PESCARA – Il formato sara' pure mini, ma la rivincita e' bella grossa. ''C'e' una cosa che mi ha ferito, nella mia carriera: non aver potuto dimostrare quanto potevo far bene alla Juve. A Torino non ho ricevuto tante belle parole…''.

Sebastian Giovinco e' l'uomo del giorno, in nazionale e non solo. Prandelli assicura che anche nei ritiri di Coverciano avevano capito dai movimenti, non era un trequartista ma una seconda punta.

Il ct ha capito anche altro, Giovinco e' pronto a tornare alla casa madre. Ma di bianconero lui non vuol sentir parlare, ora che ha trovato la sua dimensione: ''Ho fatto tutti i ruoli e mi adatto, ma ora e' questo il mio: e il gol mi premiano'', dice l'attaccante del Parma, spostato a inizio stagione qualche metro piu' avanti, vicino alla porta. ''Non penso alla rivincita – dice Giovinco, ora che l'Italia gli consegna la maglia da titolare dal primo minuto, contro l'Irlanda del Nord – Penso a divertirmi, con i gol: ne ho fatti cinque in cinque turni, il mio obiettivo e' arrivare in doppia cifra''. Insomma, il sogno di una consacrazione in bianconero e' alle spalle:

''Lo era un tempo, ma per un calciatore i percorsi cambiano'', dice, e non riferito al ruolo nuovo. D'altra parte, nonostante sia ancora un giocatore per meta' gialloblu' e per l'altra bianconera, la risposta su un possibile ritorno a Torino e' fredda. ''La Juve non ha creduto in lui? E' ancora per meta' nostro, c'e' ancora tempo…'', dice passando Buffon. ''Non so, non dipende da me. Quando in estate si era parlato di un riscatto Juve, io non ci ho mai creduto: lo sapevo che sarei restato a Parma. Discorso chiuso? Di chiuso non c'e' mai nulla, pero' ci vuole piu' chiarezza''. C'e' poi un'altra ferita, e Giovinco non si nasconde: ''Mi e' sempre dispiaciuto sentir dire che ero troppo piccolo per giocare ad alti livelli – la confessione finale – Ma se sono qui, vuol dire che non mi sono fatto condizionare. Era da tanto che aspettavo questo momento, ora non me lo lascio sfuggire''. Per certi versi, e' un percorso analogo a quello di Gigi Buffon, capitano che domani di fronte ai 21 mila dello stadio Adriatico sara' premiato con Zoff, Maldini e Cannavaro dall'Uefa, per mano di Abete: sono gli azzurri con oltre cento presenze (domani per Buffon fanno 110).

''E' un'emozione: il primo e' un monumento del nostro calcio, e per di piu' nel mio ruolo – dice il portiere – gli altri due sono stati i miei due capitani in nazionale''. L'altro incrocio curioso e' quello con Zeman, nuovo guru del calcio pescarese: ''Il suo gioco mi e' sempre piaciuto, le sue polemiche anti-Juve non mi hanno mai toccato: io non c'ero, in quegli anni. Per citta' come questa e' perfetto, porta la gente allo stadio. Mi piace, ma non vorrei mai essere il suo portiere…''. La chiusura e' su Giovinco: ''Ha avuto coraggio a rimettersi in discussione, una volta via dalla Juve. Cosa ho pensato quando l'ho visto cosi' piccolo? Mi sono augurato che non entrasse mai in contrasto con Ibrahimovic''.