Lazio, ok a Cagliari: 100 volte Rocchi. Fuga con Juve, Udinese e Milan

Pubblicato il 30 Ottobre 2011 22:38 | Ultimo aggiornamento: 30 Ottobre 2011 22:38

Miroslav Klose (foto LaPresse)

ROMA – Ci sono volute nove giornate effettive ma il campionato italiano inizia finalmente a scoprire le sue carte, a far vedere chi c’è e chi non c’è. Partendo dal posticipo innanzitutto c’è la Lazio, che passa anche sul non facile campo di Cagliari e dopo il mezzo passo falso in casa col Catania si riprende il secondo posto in classifica a pari punti con l’Udinese.

Dopo 40 minuti di studio i biancocelesti piazzano un uno-due micidiale in finale di tempo. Autori dei gol Lulic e il solito Klose (un giocatore che meriterebbe un approfondimento; arriva in Italia a 35 anni quando il Bayern lo considera “bollito” e si mostra superiore, molto superiore, a tutti o quasi i lodati attaccanti del campionato italiano).

Nella ripresa la Lazio controlla soffrendo solo a tratti. Poi entra Rocchi e segna,a due dalla fine, il gol numero 100 con la maglia della Lazio. Finisce 3-0 con i biancocelesti che, nonostante le assenze, danno un’importante prova di forza e solidità.

Davanti a tutti, c’è (eccome se c’è) la Juventus di Antonio Conte che supera il secondo esame da grande battendo l’Inter di Claudio Ranieri in uno dei tre anticipi del sabato. Non c’è niente di casuale nel 2-1 di sabato: la Juve pareggia ancora troppo ma ha ritrovato fame e soprattutto uomini da grande squadra. Merita un elogio particolare proprio quel Conte in grado di rivedere alcuni dei suoi convincimenti: dall’accantonamento del 4-2-4 alla riscoperta di un Matri che all’inizio sembrava non gradire troppo. Quanto all’Inter, a parte l’amarezza per una sconfitta che dà più bruciori che quella in un derby, rimane l’idea di squadra spremuta e di ricostruzione (sul campo e in panchina) tutta da cominciare.

Un punto sotto la Juve, a braccetto con la Lazio c’è l’Udinese di Guidolin che col Palermo vince di misura grazie al gol del solito Di Natale, non a caso l’unico candidato italiano al pallone d’oro. Ovviamente non lo vincerà: un premio alla carriera per il rendimento in Italia però lo meriterebbe. Per il resto quella con il Palermo è una partita non bellissima: i rosanero reclamano un rigore che ci stava e l’Udinese, in contropiede, spreca almeno due palle gol nitide. A Guidolin & co, però, va benissimo così.

Un soffio dietro c’è il Milan che arriva di rincorsa col fiato sul collo delle prime dando l’impressione di essere, anche quest’anno, la squadra più forte. La vittoria dell’Olimpico contro la Roma va oltre il 2-3 finale: i rossoneri hanno dato l’impressione di una superiorità netta, punendo la Roma ad ogni minima decelerazione dei giallorossi. Se poi si lascia Ibra libero di saltare nel cuore dell’area non c’è nulla da fare. Lo ha capito anche Luis Enrique che nel dopo partita, nel dire che era colpa sua, ha fatto capire che la colpa era dei calciatori.

D’accordo: la Roma è un cantiere e a meno di disastri assoluti Luis Enrique finirà la stagione. Però qualche domanda sulla difesa impresentabile lo spagnolo deve cominciare a porsela.  La Roma (mestamente a 11 punti nella metà destra della classifica) è una delle squadre che non c’è. E difficilmente riuscirà a esserci in tempi brevi.

C’è solo a metà il Napoli, quinto in classifica con 14 punti e sconfitto e raggiunto sabato dal Catania di un sorprendente Vincenzo Montella, uno liquidato forse un po’ troppo in fretta dalla Roma. Il Catania gioca bene, è un rullo compressore in casa e la novità di quest’anno è che prova a fare la partita anche in trasferta. Con il Napoli i siciliani vincono in rimonta e sfruttano bene il tempo in superiorità numerica. Decide Bergessio, uno che sotto Montella sembra aver fatto progressi enormi. Quanto al Catania bastano i 14 punti: gli stessi del Napoli, tre più della Roma, sei più dell’Inter.

L’altra grande sorpresa è il Siena, a 13 punti insieme al Cagliari e al Palermo, che nel lunch time di domenica ha dominato 4-1 un Chievo in difficoltà. Per i toscani segna due volte Destro, una D’Agostino e una Calaiò arrivato al quinto centro stagionale.

Vince di misura e salva la panchina di Mihajlovic la Fiorentina. Per superare 1-0 il Genoa basta il gol di Lazzari. A dire il vero di gol la Fiorentina ne avrebbe segnati due: colpo di testa di Gamberini e Frey che respinge a palla già entrata. Non  ha visto l’arbitro, però, e la Fiorentina ha dovuto soffrire fino al 90′.

A 12 punti, insieme a Fiorentina e Genoa c’è il Parma che riesce a vincere anche nel giorno in cui Giovinco non solo non segna ma sbaglia anche un rigore. Il Cesena, però, è poca cosa e cede 2-0: risultato che costa la panchina a Giampaolo la cui esperienza romagnola si chiude con tre pareggi, sei sconfitte e l’ultimo posto con soli tre punti in classifica. Numeri che suonano già come una piccola condanna.

Un punto dietro la Roma, a quota 10, c’è il Bologna che vince 3-1 in rimonta lo scontro diretto con l’Atalanta. I rossoblù sbagliano il primo tempo e vanno sotto grazie al solito Denis. Poi, allo scadere un rigore fa sbloccare Di Vaio. Nella ripresa la gara cambia e ci pensano Ramirez e Loria a regalare la prima vittoria interna agli emiliani.

Chi non c’è affatto, abbiamo detto è l’Inter: quota 8 che se il campionato finisse oggi significherebbe serie B. Il karma dell’aggiustatore procede a rilento.

Nello scontro salvezza tra Lecce e Novara, infine, finisce con un 1-1 che non soddisfa nessuno. Il Lecce spinge ma non vince. Il Novara protesta per il gol della domenica, sforbiciata di Meggiorini, annullato per fuorigioco inesistente. Alla fine il pari è giusto tanto inutile. A salentini e piemontesi servirebbe un bel cambio di passo.