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Lazio, tifosi in Curva sud e il mistero del regolamento

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Adesivi con l’immagine di Anna Frank con la maglia della Roma, e scritte antisemite di ogni tipo

ROMA – Giuseppe Pecoraro, procuratore della Figc, ha chiesto “elementi utilizzabili” alla Procura di Roma sul caso delle figurine antisemite raffiguranti Anna Frank con la maglia della Roma attaccate dai tifosi laziali in curva Sud all’Olimpico. Al momento di aprire l’indagine federale sulla vicenda, lunedì scorso, Pecoraro aveva già chiesto il rapporto della Questura della Capitale.

La Lazio rischia una sanzione

L’indagine, che di certo porterà a qualche forma di sanzione, rischia di tirare in ballo la stessa società biancoceleste, insieme a quella che gestisce la biglietteria dell’Olimpico. È stata proprio la Lazio infatti, a decidere, sfruttando le pieghe dei regolamenti, di lasciare che i tifosi della Nord potessero entrare nella Sud, dove poi gli stessi si sono resi protagonisti dei insulti antisemiti.

Regolamento poco chiaro

La squalifica della Nord – due giornate dopo gli insulti razzisti verso alcuni giocatori di colore del Sassuolo – era stata data sulla base dell’articolo 11 n.3 del codice di giustizia sportiva: la chiusura coattiva di uno o più settori dello stadio serve a punire un club per i comportamenti illeciti dei propri sostenitori attraverso il meccanismo della responsabilità oggettiva. Non si tratta di una sanzione diretta contro i tifosi che, quando riconosciuti colpevoli, sono puniti ad esempio il Daspo.

Secondo questa lettura, riporta il Messaggero di Roma, la chiusura di una zona dello stadio non significa impedire agli occupanti di quella zona di trovare posto altrove. Ed è proprio così che Lotito ha usato il diritto che ogni società ha di scegliere, in funzione anche della capienza dello stadio, quali settori dello stesso mettere a disposizione dei propri tifosi.

Poi però la Lazio ha deciso di “aprire” la curva Sud anche gli abbonati della curva Nord che stando al regolamento non possono comprare biglietti in altri settori dello stadio. Anche in questo caso, è stata una precisa scelta della società a lasciare campo libero alla tifoseria. Aderendo alla campagna on line “We fight racism” e pagando un euro si veniva in possesso di un codice che annulla l’abbonamento e permettete al sistema di emettere regolare biglietto.

 

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