Lazio e Udinese, harakiri terzo posto. Occhio al Napoli. Milan: minifuga

Pubblicato il 11 Marzo 2012 22:42 | Ultimo aggiornamento: 11 Marzo 2012 22:42

ROMA –  Udinese e Lazio fanno harakiri e per il terzo posto si affaccia prepotentemente il Napoli. La Juventus soffre di “pareggiomania” mentre il Milan va e il duello scudetto vede la prima minifuga rossonera. Segnali, timidi, di vita da Roma e Inter. Sono questi i verdetti principali della ventisettesima giornata di campionato. In fondo, invece, il Lecce, sconfitto a Milano, vede aumentare a 6 il numero di punti che li separano dalla salvezza.

La Lazio fallisce la prova della maturità, quella che avrebbe potuto portarla -2 dalla Juve, cedendo 1-3 in casa con il Bologna. Per i biancocelesti la partita è stregata: Gillet para tutto mentre il Bologna sfrutta un Diamanti ispirato concedendosi anche il lusso di un turno di riposo a Di Vaio. I rossoblù sbloccano dopo pochi minuti con un laziale (di tifo), Daniele Portanova. Il gol più bello, però, è il 2-0 di Diamanti: sinistro al volo che sorprende Marchetti uscito alla disperata. Poi la Lazio resta anche in 10 per una stupida manata di Matuzalem. Nella ripresa, però, il Bologna prova a complicarsi la vita con un grottesco autogol di Rubin prima che Krin chiuda definitivamente la pratica.

Della caduta della Lazo non approfitta però l’Udinese che cede soprendentemente al Novara del rientrante Tesser.  A decidere la gara è un gol di Jeda dopo 19 minuti. L’Udinese poi spinge tanto ma il pari non arriva.

Il Milan, in casa con il Lecce, fa il suo: un2-0 con un gol per tempo e il solito Zlatan Ibrahimovic a essere decisivo. I rossoneri partono forte e sbloccano dopo appena sette minuti: Ibra inventa e Nocerino realizza, una delle soluzioni più praticate dal Milan. Poi, però, i rossoneri frenano e i salentini vanno anche vicino al pareggio. Nella ripresa è il solito Ibra a chiudere la pratica con il diciannovesimo sigillo stagionale. La forma non sembra più quella di qualche settimana fa ma complice l’andamento lento della Juve il Milan può godersi un +4 che ha il sapore della mini-fuga.

La Juventus, invece, non sa più vincere e a Genova arriva il terzo pareggio consecutivo, il sesto delle ultime sette partite. Lo 0-0, però, si può leggere in più modi: dalla “pareggite”  patologica alla gara sfortunata. E certo oggi la squadra di Conte (non in panchina per squalifica) ha più di qualche motivo per recriminare e protestare: due pali, Vucinic e Pepe, un gol annullato (sempre a Pepe) per un fuorigioco rivedibile , e un paio di situazioni decisamente sospette nell’area del Genoa.

La sensazione che rimane, però, è quella di un appannamento generale e di una fatica eccessiva a trovare il gol con i centravanti. Problema, quest’ultimo non risolto dall’arrivo di Marco Borriello.

Nelle posizioni ai margini dell’Europa League avanza ancora il Catania di Vincenzo Montella che vince di rigore 1-0 con la Fiorentina. Sul dischetto decide ancora una volta il cecchino Lodi che realizza il suo nono gol stagionale. Per il Catania, ora, i punti in classifica sono 38: salvezza raggiunta di fatto con un quarto abbondante di stagione da giocare. Applausi a Montella. Per Delio Rossi, che si consola in parte con il ritorno su buoni livelli di Alessio Cerci, c’è invece ancora molto da lavorare e da soffrire.

Pareggio per 1-1 invece tra Atalanta e Parma. E si tratta di un risultato che, alla fine, può andare bene a tutti e due. Per i bergamaschi apre con il gol più bello della giornata Manfredini mentre per il Parma il pari è dell’uomo dei salvataggi sulla linea, l’argentino Paletta. Ora la classifica dice Atalanta 33 e Parma 31, rispettivamente +8 e + 6 sul Lecce, prima delle attuali retrocesse.

In zona salvezza colpo grosso del Siena che passa 2-0 in casa del Cesena. Per i romagnoli è già retrocessione virtuale mentre il Siena grazie ai gol di Brienza e Bogdani trova un risultato che gli consente di arrivare a quota 32, +7 sul Lecce.

Sabato, invece, la Roma trova la vittoria sul campo del Palermo. Decide un gol del solito Fabio Borini (nono centro stagionale) dopo appena tre minuti. Per il resto nè la Roma né il Palermo brillano particolarmente: i siciliani spingono nella ripresa ma producono abbastanza dopo. La Roma, convalescente per il derby e alle prese con almeno 5 assenze importanti, si scopre improvvisamente operaia, bruttina e persino un po’ difensiva. Lobont, il portiere che questa partita senza il derby e il fallo di Stekelenburg l’avrebbe vista dalla panchina, fa il suo. E alla fine per Luis Enrique arriva una vittoria a porta imbattuta che dovrebbe garantire un minimo di serenità in più.  Per il Palermo, invece, proccupa la terza sconfitta consecutiva (la seconda in casa) e Bortolo Mutti, la cui panchina inizia a scricchiolare, chiama in causa il gol a freddo.

Venerdì sera il Napoli ha fatto capire in modo chiaro che per il terzo posto vuole esserci, Champions o non Champions. Certo un Cagliari pericolosamente già in vacanza al San Paolo c’ha messo del suo: non si spiega diversamente il 6-3 rifilato ai sardi dalla banda di Mazzarri. Per il Napoli le note positive non mancano: a cominciare dal gol di Hamsik fino al quarto centro consecutivo di Lavezzi. Preoccupa un po’ invece una difesa che ha concesso  tre gol di testa a Larrivey. E’ vero, i centri sono arrivati a risultato acquisito e sono spiegabili con un calo di concentrazione. Certo, però, Drogba è un po’ più pericoloso di Larrivey e il Chelsea, con Roberto Di Matteo, sembra aver trovato un pizzico di quadratura.

Nel secondo anticipo di venerdì l’Inter ritrova in un colpo solo gol, vittoria e un minimo di morale. Di inedite ci sono invece le lacrime di Claudio Ranieri, uno abituato a navigare in acque tempestose ma che si scioglie davanti all’uno due di Samuel-Milito. Si scioglie a voler pensar bene “perché ci tiene”, a voler pensar  male, perché lo 0-2 gli dà la possibilità di giocarsi la partita della vita contro il Marsiglia. Se Ranieri passa il turno la permanenza fino a fine stagione è praticamente garantita.  Quanto al Chievo la classifica resta tranquilla nonostante la sconfitta che brucia più che altro perché arrivata nei minuti finali dopo 80 minuti di resistenza e un rigore sbagliato da Milito.