Lecce-Bari a porte chiuse: il sindaco di Lecce scrive a Maroni

Pubblicato il 30 Dicembre 2010 14:29 | Ultimo aggiornamento: 30 Dicembre 2010 14:29

Per chiedere che sia rivista la decisione di far disputare a porte chiuse il derby Lecce-Bari del 6 gennaio prossimo e trovare una soluzione alternativa, il sindaco di Lecce, Paolo Perrone, ha inviato una lettera al ministro dell’Interno, Roberto Maroni.

Perrone chiede di riprendere in considerazione la prima soluzione individuata il 22 dicembre scorso dal comitato tecnico, che introduceva alcune ”severe condizioni”, o di consentire che ”almeno la tifoseria di casa, notoriamente tranquilla, possa assistere alla partita, permettendo l’acquisto del biglietto solo ai residenti a Lecce e provincia”.

Il sindaco sottolinea, infatti, che ”le informative sull’ordine pubblico che hanno determinato la decisione di ieri riguardano la presunta mobilitazione massiccia e incontrollata dei tifosi baresi, molti dei quali con cattive intenzioni”. ”Le tribune vuote intorno al piu’ importante evento calcistico in Puglia – prosegue Perrone – significano che lo sport passa in secondo piano davanti alla stupidita’ di qualche decina di individui che, di fatto, impediscono a migliaia di persone di godere di questo spettacolo”.

”Significano che – aggiunge – le citta’ di Lecce e Bari, con le rispettive comunita’, contano su tifoserie incivili, anzi le piu’ incivili d’Italia, visto che mai e’ stata adottata una scelta di questo tipo da quando sono in vigore le nuove disposizioni contro la violenza negli stadi”.

”Significano quindi – afferma ancora il sindaco di Lecce – che il territorio pugliese segna oggi una innegabile caduta di immagine. Significano infine che le istituzioni sono impotenti davanti alla violenza e all’illegalita’ di chi si nasconde dietro alla passione sportiva per danneggiare con i suoi comportamenti l’intera societa”’.

Perrone conclude asserendo che con una soluzione diversa ”non sarebbe solo lo sport o la Puglia a salvare la faccia, ma dimostreremmo che le istituzioni possono costituire ancora un baluardo contro i violenti”.