Lippi scudettato e il calcio italiano visto dalla Cina: “Non è in crisi”

Pubblicato il 29 Ottobre 2012 18:42 | Ultimo aggiornamento: 29 Ottobre 2012 18:43
Marcello Lippi (LaPresse)

PECHINO – E’ stato il primo allenatore italiano a vincere uno scudetto in Cina. Ma è anche stato il primo allenatore italiano ad accettare una panchina in Cina. Marcello Lippi, però, si gode il suo trionfo sulla panchina  Guangzhou Evergrande, lo scudetto vinto con un turno d’anticipo. 

La vittoria, per Lippi. è occasione anche per parlare del calcio cinese e non solo. L’ex ct azzurro torna anche sul calcio  italiano, dalla prospettiva di chi, dopo averlo vissuto ai massimi livelli, ora lo può osservare da migliaia di chilometri. E sarà la distanza, sarà la nostalgia, ma per Lippi il calcio italiano non è in crisi.

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport Lippi parte proprio dalla sua esperienza cinese: “Per me è il sesto scudetto, dopo i cinque alla Juve, e non intendo fermarmi. Ho ancora due anni di contratto, fino al novembre 2014. Ci sono altri due campionati e la Champions d’Asia”. Perché l’ex ct della Nazionale, a lasciare la Cina sembra non pensarci proprio: “Mi trovo benissimo. Non sono solo l’allenatore. Volevano che gestissi il club: organizzazione e mentalità, viaggi e allenamenti. La squadra è molto diversa da come l’ho trovata”.

In Cina, Lippi non è solo ma si è circondato di collaboratori italiani: “Fondamentali. Il professor Gaudino con la sua professionalità. Il preparatore atletico Cotti. Il professor Castellacci che ci dà una mano senza aver lasciato la Nazionale. Pezzotti che fa il “piccione viaggiatore” e va a studiare tutte le altre squadre. E si sono aggiunti Rampulla e Maddaloni con il loro entusiasmo”.

In Italia, invece, Lippi nega che ci sia un calcio in crisi: “Non è in crisi il calcio italiano: i giocatori ci sono, la Nazionale di Prandelli ha gioco e motivazioni, e c’è una fortissima Under 21. Poi ci sono i club, composti da italiani e stranieri, contro club europei a volte più attrezzati: ma questo non è calcio italiano”. Il problema, casomai, è di mentalità: “La filosofia di aggredire al pronti-via, con l’inserimento immediato dei centrocampisti, non fa parte della nostra cultura. Noi facciamo più calcoli e tatticamente siamo superiori, si vede dai risultati dei tecnici all’estero. Però il calcio è meno propositivo: altrove, se perdi, non succedono i drammi“.

Sulla “sua” Juventus, tornata grande in Italia ma ancora incerta in Europa Lippi spiega: “Deve sbloccarsi psicologicamente. Deve ripartire dal 2-2 con il Chelsea. Basta una vittoria per ritrovare naturalezza. La sicurezza, dopo 48 partite senza sconfitte, c’è già”. Infine un pensiero anche al Milan in crisi, un pensiero positivo: “Si riprenderà”.