Liverpool, Suarez: “Io razzista e tuffatore? Dormo tranquillo ogni notte”

Pubblicato il 23 Dicembre 2012 16:32 | Ultimo aggiornamento: 23 Dicembre 2012 12:43
Liverpool, Suarez: "Io razzista e tuffatore? Dormo tranquillo ogni notte"

Luis Suarez, attaccante del Liverpool (LaPresse)

LIVERPOOL, INGHILTERRA – “Non mi interessa cosa dice la gente al di fuori di Liverpool. Contano solo la mia famiglia, i miei compagni ed i tifosi. Dormo tranquillo ogni notte”, inizia così una lunga intervista esclusiva concessa dall’attaccante dei ‘Reds’ Luis Suarez al giornale inglese ‘Daily Mail’.

L’attaccante si racconta a 360 gradi a partire dall’episodio che lo ha visto coinvolto con il giocatore di colore del Manchester United, Patrick Evra, che gli ha procurato una lunga squalifica:

“Ho capito che ‘negrito’ (l’appellativo con cui ha ammesso di aver chiamato in francese, ndr) è un termine accettabile nel mio Uruguay ma non in Inghilterra”, ha spiegato. In ogni caso Suarez si è detto “perplesso” per la punizione. “Ho lottato duro per arrivare dove sono ora e ciò che mi interessa è solamente giocare a calcio con il Liverpool”, ha aggiunto.

 Suarez ha anche rispedito al mittente l’accusa di essere un tuffatore. L’uruguayano infatti ha spiegato di lasciar spesso andare la gamba per evitare infortuni:

“C’è qualcosa di istintivo che mi dice di cadere a terra – ha proseguito – non voglio rischiare di lasciare le mie gambe ancorate al terreno per fare in modo che l’arbitro possa vedere l’eventuale fallo con il rischio di subire un infortunio”.

Un tuffo è stato proprio il modo con cui Suarez ha deciso di festeggiare il gol contro l’Everton nel derby del Merseyside:

“E’ stato una caso particolare perchè il loro manager David Moyes mi aveva accusato di essere un cascatore – ha precisato – ho esultato così per fargli capire che in alcuni casi è meglio tenere la bocca chiusa. Non è corretto accusare una persona prima ancora che la gara inizi”.

Secondo Suarez i fischi con cui viene accolto quando gioca in trasferta sono “di paura perché conoscono il mio valore come attaccante”.

Infine il sudamericano confessa che: “lontano dal campo da gioco sono un’altra persona ma ho capito che anche sul terreno di gioco devo sforzarmi per cambiare il mio atteggiamento“.