Luis Alberto: “Ero il peggiore della Serie A, ora sono il migliore”

Pubblicato il 8 novembre 2017 15:55 | Ultimo aggiornamento: 8 novembre 2017 15:55
LUIS-ALBERTO

Luis Alberto: “Ero il peggiore della Serie A, ora sono il migliore”
ANSA

ROMA – “Ero il peggior giocatore della serie A, adesso sono diventato il migliore”. Ci scherza su il laziale Luis Alberto, uomo-rivelazione della Lazio spettacolo di Simone Inzaghi, che in una lunga intervista al giornale sportivo spagnolo ‘Marca’ parla del suo momento che lo ha proiettato in nazionale, agli ordini del ct Lopetegui, che fu suo allenatore anche quando l’ex del Liverpool giocò la sua unica partita con la under 21 della ‘Roja’.

Ora Luis sogna l’esordio con la selezione maggiore (“se succederà, metterò la maglia nel mio museo di casa. Merita di essere conservata”) che in questi giorni affronterà in amichevole Costa Rica e Russia. “L’idea è quella di non essere chiamato solo una volta – dice Luis Alberto -, voglio consolidare la mia posizione e giocare con la Spagna il più possibile. Sono strafelice perché questo è un sogno che si è realizzato, un sogno che ogni bambino coltiva”.

Ci sta riuscendo grazie al rendimento nella Lazio, dove in questa stagione appare letteralmente trasformato. “Sono stato il peggiore – racconta – e ho pensato di fare un cambiamento perché ho visto che tutto stava scivolando via. Sono cambiato molto grazie a delle persone che mi hanno aiutato. Questo mi ha fatto avere più fiducia in me, mi ha fatto non pensare a ciò che dicono gli altri, ad avere la testa solo per aiutare la mia squadra. Ora tutto sta andando come voglio, ma sono sicuro che c’è ancora molto da fare”.

Ma chi lo ha aiutato in particolare? “Mia moglie, soprattutto – risponde Luis Alberto -. Ma avevo bisogno di un aiuto in più, e mi sono affidato a Juan Campillo, uno psicologo dello sport. Con lui ho lavorato sull’aspetto mentale, pensando come un vincente. Ciò mi ha fatto crescere molto. Lavoro ancora con lui perché so che posso dare di più”. Rispetto al passato il cambiamento è che “prima non mi rendevo conto di dover essere più competitivo, e costante. Non vale la pena giocare bene solo venti minuti rispetto ai 90. Non bastano un paio di giocate, devi essere costante in tutta la partita”.

L’asso nella manica di Luis Alberto è stato che tale cambiamento è arrivato in pochi mesi.

“Non è stato facile, e buona parte del lavoro è stata parlare con Campillo – commenta lo spagnolo -. Poi mi sono allenato bene, dimenticandomi perché non giocavo, e non ascoltando le persone che dicevano cose negative. Il mio sogno di tre-quattro anni fa era di giocare in Nazionale, perché buttarlo via? Mi sono guardato indietro e ho visto che avrei potuto farcela. La gente che conosco da quando sono bambino mi ha detto che sarei potuto diventare un grande calciatore. Ora mi rendo conto che questo è vero e penso: ‘Ho gettato 3-4 anni prima di arrivare ad un livello molto alto'”.

Adesso si ritiene “molto più maturo. Parlo con i giovani della Lazio che giocano meno e cerco di aiutarli. Dico loro di pensare a ciò che abbiamo fatto io e Milinkovic-Savic, che ora è titolare praticamente sempre. Non bisogna mai arrendersi, non bisogna gettare la spugna. Devi fidarti di te stesso, e dico loro che tutto può essere cambiato”.

Una cosa che lo ha colpito è l’ambiente romano. “Non mi aspettavo dei tifosi così appassionati – racconta Luis Alberto -. Da quando sono arrivato il primo giorno, il tema principale di cui si parlava era il derby. Non importa il campionato, non importa nient’altro, ma il derby deve essere vinto. Ora non sono lì, ma fra 10 giorni affronteremo la Roma. Sono sicuro che in città già non si parla d’altro”. Inevitabile una domanda sulla questione degli adesivi con l’immagine di Anna Frank: per i giocatori della Lazio ha avuto dei riflessi?

“Onestamente questa cosa riguarda la società. Noi calciatori siamo stati isolati. L’allenatore e il club non ci hanno permesso di discuterne e credo sia stata la scelta migliore. Siamo ai margini di questo problema e dobbiamo concentrarci sul calcio, per essere competitivi”.

Tornando al campo, si fa notare a Luis Alberto che è il miglior assist-man della serie A, oltre che il secondo ‘cannoniere’ della Lazio, con 3 reti.

“Francamente mi piace passare più il pallone – dice -: se ho la possibilità di calciare o passare la palla, preferisco il passaggio. Non so se sono pazzo, ma preferisco essere più partecipe all’azione. Con Ciro Immobile ho un ottimo rapporto e non credo che bisogna guardare solo i numeri, ma quello che facciamo per la squadra”.