Maradona allena in regno narcos: “La droga è stata il mio incubo”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 Settembre 2018 17:02 | Ultimo aggiornamento: 11 Settembre 2018 17:03
Maradona allena in regno narcos: "La droga è stata il mio incubo"

Maradona allena in regno narcos: “La droga è stata il mio incubo” EPA/Juan Carlos Cruz

SINALOA (MESSICO) – In conferenza stampa, a cui si è presentato in condizioni non ottimali, ha quasi pianto per l’emozione, poi ha diretto il primo allenamento davanti ai suoi nuovi tifosi. Erano in tanti, e tutti lì solo per lui: li ha ripagati esibendosi in un balletto eseguito in parte a piedi nudi. È partita così l’avventura di Diego Armando Maradona sulla panchina dei messicani del Dorados di Sinaloa, squadra nata soltanto 15 anni fa e che attualmente è terz’ultima in classifica nella serie B messicana, con 3 punti in 6 partite.

Non per questo rinuncia ad essere ambiziosa, visto che più che la salvezza come obiettivo ha la promozione. Per Maradona è la sesta esperienza come allenatore, dopo quelle al Deportivo Mandiyu’, Racing de Avellaneda, nazionale argentina, Al Wasl e Al Fujairah, e già scatena ironie e polemiche. Sui social tanti i riferimenti ai problemi avuti dall’ex ‘Pibe de Oro’ e al fatto che lo stato di Sinaloa è sede di uno dei principali cartelli di narcotrafficanti. Così, nel corso della sua presentazione, Maradona ha voluto rispondere alla stampa locale che lo ha definito “un drogato”.

“È da quando ho smesso con le droghe 15 anni fa, grazie alle mie figlie – ha detto -, che dicono che non avrei fatto più nulla nella mia vita ma voglio dare al Dorados quello che mi sono perso quando ero malato. Oggi voglio vedere il sole, andare a letto la sera. Prima non sapevo nemmeno cosa fosse un cuscino”.

“Non sono venuto qui in vacanza, sono qui per lavorare e faremo bene – ha aggiunto -: ho quasi 58 anni e mi assumo questa responsabilità come un padre che tiene in braccio il figlio. Quindici anni fa mi sono messo dietro le spalle una malattia, perché la gente diceva che il doping mi stava consumando e stavo perdendo la mia battaglia. Quando mi drogavo era un passo indietro, mentre quello che deve fare un calciatore è andare avanti”.

“. Intanto ci si continua a chiedere come mai Maradona sia approdato proprio nello stato di Sinaloa, e la stampa argentina ha scoperto che proprietario del Dorados è il ‘Grupo Caliente’, impresa che in Messico possiede 19 case da gioco, alberghi a cinque stelle e un ippodromo, e fa capo al milionario Jorge Hank Rhon. Figlio di un politico, è stato accusato di essere stato il mandante degli omicidi di alcuni giornalisti locali, di essere coinvolto nel traffico di pelli di animali rari (si autodefinisce “collezionista di animali esotici, ma quelli che preferisco di più sono le donne”) e di avere legami con il narcotraffico. In comune con Maradona, almeno quello del passato, ha una cosa: “mi piacciono gli eccessi”.

In passato il 62enne Rhon è stato in carcere per possesso illegale di armi e per l’omicidio della fidanzata di uno dei suoi 20 figli (è stato sposato tre volte), venendo poi scagionato. Per tre anni, dal 2004 al 2007, ha ricoperto la carica di sindaco di Tijuana, città dove possiede unì’altra squadra di calcio, lo Xolos, club che gioca in serie A e nel 2012 ha vinto il titolo nazionale battendo il Toluca nella finale dei playoff.

Insomma, Rhon e Maradona da presidente e allenatore formano una coppia quanto meno particolare, intanto Diego giura che “non sono venuto qui in vacanza o a passeggio, ma per lavorare e dare il cuore. Abbiamo bisogno che la gente stia dalla nostra parte e sarà difficile batterci”.

E guai a chi pensa che Dieguito in Messico sia una trovata pubblicitaria per lanciare la serie biografica “Maradona” prossimamente disponibile su Amazon Prime Video: è stato scritto anche questo.