Massimo Ferrero si racconta. Dalla “paura del Viagra” al perché di “Viperetta”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 Aprile 2015 12:18 | Ultimo aggiornamento: 25 Aprile 2015 12:18
Massimo Ferrero si racconta. Dalla "paura del Viagra" al perché di "Viperetta"

Massimo Ferrero si racconta. Dalla “paura del Viagra” al perché di “Viperetta”

GENOVA – Massimo Ferrero si racconta dalla A alla Z dicendo anche qual è la vera origine del suo soprannome “Viperetta”. Lo fa in una lunga intervista di due pagine ad Andrea Elefante per la Gazzetta dello Sport. Intervista che, visto il personaggio, diventa ovviamente una miniera di aneddoti e aforismi.

Si autodefinisce uomo delle “mezze verità” Ferrero. E lo fa per dire “la menzogna non alberga dentro di me”. E poi spiega come sia nato il nomignolo “Viperetta”, soprannome su cui è stata costruita vasta letteratura. La realtà invece è decisamente più prosaica parte da una mano sul sedere non gradita e finisce con una mano sulla faccia:

«La storia che avevo difeso Monica Vitti da un tale che la molestava la inventò lei a una cena per confondere le acque. Mi chiamò così un costumista omosessuale: mi aveva toccato il sedere, da ragazzo di quartiere ho reagito e gli ho dato una “pizza”. Il fatto è che io gli mettevo le mani in faccia e a lui piaceva, mi gridava: “Sei una vipera, sei una vipera”. Eravamo in un teatro di posa, qualcuno voleva anche mettere su Vipera, una canzone di Gabré del 1928».

Ferrero, e in un certo senso non può che essere così, parte dai suoi vizi. Uno su tutti? Le donne. Poi c’era quello di fumare 80 Marlboro al giorno.

“Di vizi ne avevo solo uno: le femmine. Più che infedele ero fedifrago. Ora però Manuela ha l’esclusiva. Fosse stato per l’esempio che ho avuto da piccolo avrei fatto il giocatore d’azzardo”.

Ora però i vizi, dice, sono un ricordo del passato:

“Ero arrivato a 80 Marlboro al giorno. Ora non fumo nemmeno più. La voce roca però non dipende da questo ma da questo taglio, mi sono operato dietro l’orecchio non so neppure di cosa”

Ferrero parla anche della sua infanzia e del suo grande amore, il cinema. Racconta di essere “nato povero” e di aver iniziato a desiderare al cinema e di “voler incontrare Biancaneve ed essere il principe azzurro”.  Poi c’è anche il Viperetta che non ti aspetti. Quello che…

“Ogni tanto vado a messa in una chiesetta in via Frattina, accendo una o due candele, qualche volta mi confesso pure. Da figlio di cattolici credo da sempre che Dio esiste anche se da bambino il mio rapporto con l’oratorio è durato poco perché ad un certo punto non mi hanno fatto più entrare”.

Massimo Ferrero racconta di essere un “amoreggiante” e di non essere attratto dalle prostitute anche per colpa di una traumatica esperienza di iniziazione quando aveva 18 anni. E poi confessa una sua paura tutta particolare, quella del Viagra:

“Mi fa proprio paura, che mi scoppi il cuore. Meglio che mi scoppi “lui”. e quando si spegnerà si spegnerà: pazienza”.