Tifoso genoano libero, e ora vuole querelare la polizia: “Io la vittima”

Pubblicato il 24 Gennaio 2012 9:51 | Ultimo aggiornamento: 24 Gennaio 2012 9:51

GENOVA – “Sono una vittima, la polizia mi ha provocato, io mi sono solo difeso e quando ho tentato di scappare dall’ufficio perché temevo di essere picchiato, mi hanno fatto cadere con uno sgambetto. Da quel momento non ricordo più nulla”. Lo ha detto appena uscito dal coma, venerdì scorso, Massimo Moro, l’idraulico genovese di 38 anni, residente a Begato, tifoso genoano, arrestato giovedì allo stadio San Siro di Milano dalla polizia e finito in coma durante l’arresto. Lo ha ripetuto dopo che il giudice per le indagini preliminari di Milano non ha convalidato il suo arresto e ne ha disposto l’immediata scarcerazione.

Due medici che lo hanno curato hanno detto di averlo visto già ammanettato, privo di conoscenza, nel vomito e nel sangue. Prove sufficienti, secondo il gip, a definire “per lo meno scarsa” l’attenzione delle forze dell’ordine per “l’incolumità personale dell’arrestato”. Gli stessi medici hanno escluso segni sul volto che potessero fare pensare a delle percosse.

Così il tifoso genoano è tornato in libertà anche se è ancora ricoverato al policlinico di Milano. Nei prossimi giorni potrebbe diventare una parte lesa se, al termine delle indagini difensive, il suo avvocato deciderà che ci sono abbastanza elementi per una querela contro la polizia.

L’ordinanza con cui Moro è stato scarcerato sembra un buon punto di partenza. In particolare nel passaggio in cui il giudice definisce “non credibile” la versione dei verbali di arresto secondo cui Moro, anche dopo essersi spaccato la testa contro uno stipite di ferro, avrebbe continuato a fare resistenza alla polizia. Senza contare che “l’assoluta lievità delle lesioni riportate dalle persone offese (i poliziotti), consente di formulare qualche plausibile dubbio in ordine alla violenta caratura della resistenza dell’indagato”. Parole pesanti scritte dai giudici milanesi, che sostanzialmente mettono in dubbio le dichiarazioni della polizia nei verbali.