Matteo Berrettini, il tifoso con la maglietta Carbonara diventa una star: “È bellissimo per un italiano a New York”

di FIlippo Limoncelli
Pubblicato il 5 Settembre 2019 14:42 | Ultimo aggiornamento: 5 Settembre 2019 14:42
Matteo Berrettini, il tifoso con la maglietta Carbonara diventa una star: "È bellissimo per un italiano a New York"

Il fan di Berrettini con la maglia “Carbonara”

ROMA – Chi è il supertifoso col barbone alla James Harden, i capelli raccolti a cipollotto, il piercing sul labbro, gli occhiali scuri da vista, la faccia cattiva, i vestiti da “gggiovane” con la maglietta con scritta a caratteri cubitali ‘Carbonara’ che si agita tanto nella tribuna di Matteo Berrettini sull’Arthur Ashe Stadium di Flushing Meadwos? La domanda rimbalza da New York attraverso la telecronaca Eurosport e dopo aver dribblato gli stereotipi e le apparenze trova una risposta: si chiama Giovanni Bartocci ed è il titolare dell’affermato ristorante ‘Via della Pace’ di East Village, Manhattan, New York.

Giovanissimo non è, “ho fatto 40 anni”, racconta all’Agi, ridendo come un matto dell’ilarità che suscita la sua sgangherata segreteria telefonica, da tifoso doc della Lazio, che si chiude con un saluto non propriamente caloroso (eufemismo) a Claudio Lotito. “Sono presidente del Lazio Club di New York, abbiamo creato una onlus no-profit che quest’anno, grazie a gadget e donazioni, ha raccolto 25mila dollari in beneficenza. Da noi è venuto a cena anche coach Inzaghi”, racconta.

Da dodici anni, Giovanni risiede nella Grande Mela dove, insieme al socio Marco Ventura, ha rilevato quello che definisce: “Una trattoria, il posto dove vai quando non hai voglia di cucinarti e trovi i piatti che conosci, quelli che ti ricordano i tuoi sapori, i tuoi ricordi, e ti fanno sentire a casa”. La sua formula è vincente, ma lui assicura di non essere diventato ricco. “No, i soldi, non li faccio, quali soldi? Qui un ristorante che funziona, con la concorrenza che c’è nel settore, è una battaglia, tutti i giorni”.

La sua formula richiama da anni tanti nostri immigrati, quelli fissi, e quelli part-time, compresi i tennisti azzurri di scena agli Us Open di tennis. “Forse la prima è stata Karin Knapp – dice – quest’anno ho avuto l’onore di avere, tutti insieme, una sera, i quattro che erano rimasti in gara: Lorenzi, Sonego, Matteo e Fabbiano. Che è stato un po’ il catalizzatore del gruppo”.

Matteo, Berrettini, è un ‘pischello’ per Giovanni, romano di adozione, nato a Ronciglione (fra Roma e Viterbo), che è lievitato nella ristorazione dal lago di Vico, ‘Da Zio Luigi’, a Dublino, a Londra, e quindi a New York. Matteo è uno di cui tutti noi italiani dobbiamo andare orgogliosissimi, per l’orgogliosissimo italiano Bartocci: “Ma ci pensate? Il primo in semifinale agli Us Open, sul cemento. E’ venuto da noi tutte le sere che ha vinto, verrà anche dopo Monfils, certo, e anche le volta che aveva un po’ di tempo, fra un match e l’altro. M’ha fatto soffrire troppo. Quanto si soffre fuori, in tribuna! Io mi agitavo anche, rispetto agli altri – aggiunge – ma sudavo pure come un matto. Fortuna che Vincenzo (Santopadre, ndr), il coach, mi ha dato quell’asciugamani. Sono state quattro ore durissime!”.

Matteo cosa mangia nella trattoria che serve carbonare e piatti di casa ‘Via della Pace’ all’East village di New York, Manhattan? “Insalata di pollo e pasta in bianco, con l’olio e il parmigiano”. Soprattutto: “Qui cerchiamo di farlo sentire a casa, gli diamo cento risate, lo mettiamo sereno”. Ce lo vedete Harden il truce che vi coccola? Bene, è proprio così: mai fidarsi delle apparenze. Anche se tira da tempo di boxe, “da medio massimo, raccolgo soldi per beneficienza”.

Anche se anni fa s’è fatto conoscere per la smodata passione per i Packers di football: “La prima volta che venni negli Usa, ero ospite di mio zio e scoprii alla tv questo sport strano con una palla strana tra ventidue persone che se le davano di santa ragione, con metà degli spettatori che stavano in maglietta con le maniche corte mentre nevicava, e avevano delle immense forme di formaggio in testa. Alcuni avevano una G sul casco, il loro nome abbreviato era GB (Green Bay), come Giovanni Bartocci. E così quando hanno vinto il Superbowl nel 2011… Andate su Google e digitate: Crazy Italian Packers Fan… Vi farete due risate!”. Ha visto gli ultimi due minuti della partita a bordocampo, dribblando i prezzi stratosferici del biglietto, e la sua immagine è finita in uno spot pubblicitario diventando l’idolo dei tifosi. Anche se come ha fatto ad entrare in campo resta un segreto.

E’ un segreto anche quella sua espressione truce. Anche se dà proprio l’impressione che è meglio non litigarci, Giovanni è un cuore tenero. “Questo look lo tengo da una vita perché se scoprono come sono, sono fritto. E… sempre forza Lazio!”. Ma Matteo non è della Roma? “Credo che tifi Fiorentina, di sicuro non è della Roma. Comunque non è importante. Ma vi rendete conto che cosa ha fatto il pischello? A New York!”. (fonte AGI)

Nel video YouTube dal minuto 3:56.