Mauro Icardi: “Tamarro e felice. E ora cambio colore alla mia Lamborghini”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 Febbraio 2015 16:14 | Ultimo aggiornamento: 6 Febbraio 2015 16:14
Mauro Icardi (foto Ansa)

Mauro Icardi (foto Ansa)

MILANO – C’è un Mauro Icardi casalingo e genitore esemplare. C’è un altro Mauro Icardi attaccante spavaldo, tatuato e bad boy. Chi è il vero Icardi? “Sono sempre io – risponde Maurito intervistato da SportWeek – Io tamarro e felice”.

Icardi, il calcio le piace?
«Beh, è uno sport che mi fa divertire. Però ci gioco e basta, le partite non le guardo mai e di quel che succede nell’ambiente non so nulla».
Cosa ha fatto il Milan domenica?
«Non seguo la serie A».
Chi è arrivato in semifinale di Coppa Italia?
«Men che meno».
Il portiere del Chelsea?
«Beh, quello sì, non sono scemo».
Il calcio le è venuto a nausea quando è diventato un lavoro?
«No, son sempre stato così, sin da ragazzino. Alle giovanili del Barcellona vivevo dentro il Camp Nou, dietro la porta praticamente, e i giorni di gara me ne stavo in camera a guardare film. E non creda che sia l’unico: ce ne sono parecchi di giocatori a cui non frega niente del calcio».

(…) Sua moglie, Wanda Nara, dice che lei è un quarantenne intrappolato nel corpo di un ventenne.
«Ha ragione, è sempre stato così. È da quando ho dieci anni che so di essere più maturo della mia età, e pure le madri dei miei amici me lo dicevano sempre. Merito di mia mamma, che m’ha lasciato libero di prendere le mie belle musate, facendomi capire che la vita non è Disneyland».
Sua madre quanti anni ha?
«È giovanissima: quarantuno. Ed è veramente bella».
Le ha appena dato due fratelli gemelli tra l’altro, frutto di una relazione con un uomo spagnolo.
«Non sono gemelli, sono eterozigoti, in spagnolo si dice mellizos».
Che impressione le ha fatto?
«Eh, mi sono comportato come faceva lei, quando ero bambino. Le ho detto che è giusto così, e che ora deve fare la sua vita. A Natale sono venuti tutti a Milano e siamo stati un po’ insieme».
Quando i suoi genitori hanno divorziato ne ha sofferto?
«Non me n’è fregato niente. Ero già grande e giocavo nella Sampdoria. Chiamavo lui, chiamavo lei, e basta».
Su YouTube gira un documentario di quando viveva a Gran Canaria con la famiglia, in fuga dalla crisi economica argentina. C’è una prof in brodo di giuggiole che dice: «Mauro es un niño studioso, serio, trabajador».
«È vero. Avevo nove e dieci in tutte le materie. Mia madre mi obbligava a studiare e io, zitto, lo facevo» (…)