Michelangelo Albertazzi: “Avevo il ginocchio rotto ma il Verona me l’ha nascosto”. Vince la causa: risarcito e svincolato

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 gennaio 2018 12:50 | Ultimo aggiornamento: 26 gennaio 2018 12:50
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Michelangelo Albertazzi durante un Inter-Verona

ROMA – Si chiude definitivamente la vicenda che ha visto protagonisti Michelangelo Albertazzi e l’ Hellas Verona. Il giocatore vince la causa ed ora è svincolato.

Un vero e proprio braccio di ferro che è iniziato lo scorso luglio, quando il terzino classe ’91 cresciuto nel Milan non è stato convocato per il ritiro ufficialmente per ‘Inidoneità atletica e tecnico-tattica’, nonostante un certificato medico da lui ottenuto accertasse il contrario. Il giocatore allora, ha deciso di rivolgersi al Collegio Arbitrale il quale, a fine settembre, si è pronunciato stabilendo il reintegro in prima squadra, il diritto a partecipare agli allenamenti ed una condanna del Verona al risarcimento di circa 57mila euro. Ma la vicenda era tutt’altro che conclusa.

Il Verona ha infatti reintegrato Albertazzi entro i tempi prestabiliti, ma gli ha riservato uno spogliatoio separato, il divieto di pranzare e cenare con i compagni e l’esclusione dalle riunioni tecniche.

Una situazione che ha portato, lo scorso 30 dicembre, il giocatore ed il suo avvocato Mattia Grassani a rivolgersi nuovamente al Collegio Arbitrale, questa volta per risolvere il contratto per giusta causa. A vincere nuovamente il contenzioso è stato Albertazzi, con il Verona che si è visto costretto a risolvere il contratto del difensore e a versargli 144 mila euro, ovvero l’ammontare degli stipendi che avrebbe dovuto corrispondere fino alla scadenza naturale del rapporto.

Come riportato da La Gazzetta dello Sport, a “tradire” l’ Hellas Verona è stata una frase pronunciata dal direttore sportivo Filippo Fusco: “Gli allenamenti li gestiamo noi, non partecipi ai ritiri, non partecipi alle riunioni tecniche, alle colazioni, ai pranzi, noi siamo qua, vedi quello che vuoi fare, questa è la storia”.

La frase, pronunciata lo scorso 6 ottobre, è stata registrata da Albertazzi, insieme al resto della conversazione. In definitiva quindi, si è stabilito che l’ Hellas Verona ha eseguito l’ordine di reintegrazione, ma nei fatti non l’ha concretamente attuato.

Lo stesso Albertazzi, intervistato da Hellas Live, ha voluto raccontare questi mesi terribili: “Avevo il legamento del ginocchio rotto, ma il Verona me l’ha nascosto e non mi ha voluto dare i certificati che lo dimostravano. L’hanno fatto perchè volevano vendermi e poi si sono accaniti su di me. Non mi hanno concesso di allenarmi, nè di far vedere che il mio ginocchio ero guarito a società che erano interessate a me. Anche dopo aver vinto la prima causa nulla è cambiato anzi, mi hanno messo completamente fuori rosa negandomi tutti i diritti sanciti dalla prima sentenza”.