Milan-Inter, -2 al derby. Mateo Kovacic: “Roberto Mancini mi insegna mestiere”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Novembre 2014 9:43 | Ultimo aggiornamento: 21 Novembre 2014 9:44
Milan-Inter, -2 al derby. Mateo Kovacic: "Roberto Mancini mi insegna mestiere"

Mateo Kovacic (LaPresse)

MILANO – A due giorni dal derby contro il Milan, Mateo Kovacic è il calciatore più in forma in casa Inter e Roberto Mancini gli affiderà sicuramente una maglia da titolare.

Luca Taidelli per La Gazzetta dello Sport.

“Ora però bisogna cominciare a vincere». Come dire: basta alibi. Per tutti. Mateo è un giovane adulto: sa come si sta in campo, sa cosa vuole la gente. E’ sveglio. E non da oggi. «Ora servono i risultati – ribadisce Kovacic -: perché adesso c’è un allenatore forte, di carisma, la squadra c’è e vale più della classifica che abbiamo e io ho una gran voglia di Champions, come i tifosi». Si parte. Con buonissime idee: roba da numeri 10.

Banale ma non troppo: possiamo definire questo derby già decisivo?
«Sì: lo è per ripartire, cambiare marcia e per l’autostima. Nel risultato no, vale tre punti come tutte le altre gare: perché se poi non ne vinci tre di seguito parliamo di nulla…».
Se le dicessero: segnerà il gol-derby ma poi resterà all’asciutto per tre mesi, ci starebbe?
«No, proprio no. Dobbiamo vincere e basta, a prescindere da chi segna, per poi dare continuità ai nostri risultati. Sono convinto che meritiamo una classifica migliore. E la pensano così anche i miei compagni».
Riavvolgiamo un attimo il nastro: quando e come ha saputo del cambio di allenatore? Si sente in parte responsabile di questo fallimento?
«Ero in nazionale, mi ha chiamato la società. Ormai quello è il passato, ma è chiaro che ci sentiamo responsabili, perché in campo ci andiamo noi. Non è stata solo colpa di Mazzarri, in pratica. Ora però dobbiamo tutti voltare pagina».

Col Mancio, un grande numero 10: in cosa l’ha colpita al primo impatto? 

«Si vede subito, anche da come parla, che ha allenato ad alto livello. Ha carisma, tutti i compagni sono entusiasti dopo i primi allenamenti».
Mancini ci ha confessato che potrebbe regalarle la sua tesi di Coverciano. Tema: il trequartista.
«Sarebbe un regalo bellissimo. E utile. Essere guidato da un ex numero 10 del suo livello può essere importante per me. Io e lui non abbiamo ancora parlato più di tanto, anche se mi ha spiegato i trucchi del mestiere. Tipo dove stare, come attaccare lo spazio o liberarmi da una marcatura».
In passato lei aveva detto che preferiva partire più indietro per essere maggiormente nel vivo del gioco e toccare più palloni: ora come la mettiamo?
«Vero, però Mancini mi sta già spiegando che alla fine cambia poco, che sono io a dover cambiare posizione, anche del corpo, per non stare spalle alla porta. Ora, anche se dopo pochi allenamenti, ho capito che ho ancora tanto da imparare. Compreso il fatto che dobbiamo stare molto attenti anche alla fase difensiva».

Uno dei problemi della squadra era anche il poco movimento senza palla. E’ d’accordo?
«Sì, sbagliavo io per primo. Forse la volevamo troppo sul piede, anche se a volte gli avversari si chiudono al punto che di spazi non ne trovi nemmeno nei momenti in cui cerchi gli inserimenti. Mancini cerca molto il tocco di prima, vuole meno il giro palla e si deve provare a trovare subito la verticalizzazione. Con lui ci si allena solo col pallone. Mi ha già sgridato quando passo la palla corta invece di tentare la giocata».
Con Mancini si vedrà un’Inter più offensiva, giusto?
«Sì».

Ed essendo offensivo anche il Milan è quasi impossibile che il derby finisca 0-0…
«Speriamo proprio di no. Anche se in una gara così delicata si sta tutti un po’ più attenti. Ma dobbiamo essere noi a fare la partita senza pensare tanto a loro, siamo l’Inter e dobbiamo prendere la palla noi».
Chi toglieresti al Diavolo?
«Mi piacciono molto El Shaarawy e Menez, che cercano sempre l’uno contro uno. Ma il vero perno è De Jong. Bravo a far girare la squadra, ma anche un generoso che fa benissimo la fase difensiva. E’ sempre difficile saltarlo. Lui è fondamentale, poi c’è che il Milan è forte come collettivo».
Ci racconta alcuni aneddoti sui suoi derby giocati a Linz e con la maglia della Dinamo Zagabria?
«In Croazia il vero derby è contro l’Hajduk e ne ricordo uno in cui loro segnarono dopo 20 secondi, ma con una partita stupenda rimontammo fino al 3-1. A Linz ero piccolo e a quel tempo le due squadre della città non erano nella stessa serie, ma contro il Pasching ne ho giocati, segnando…».

E il ricordo più bello nei derby milanesi?
«Nel dicembre scorso, quello vinto col tacco di Palacio».
Allora di fischi non ce n’erano: ma le era mai successo di trovarsi il proprio stadio contro?
«Spesso… La Dinamo Zagabria è un po’ come la Juve di Croazia, abituata a vincere. Quindi se andavamo male o perdevamo una gara i nostri tifosi ce ne dicevano di ogni colore. Allora accusavo un po’ la cosa ma ora non mi tocca più di tanto. Anche perché a San Siro c’è pure tanta gente che ci sostiene».
Piccola parentesi: come ha vissuto i fumogeni dei suoi tifosi durante Italia-Croazia?
«Molto male. E da croato chiedo scusa a tutti. Certe cose in uno stadio non si dovrebbero vedere. Anche per questo nel mio Paese sempre meno padri portano figli allo stadio, ma è colpa di una minoranza. E mi ha dato anche fastidio che alla fine si sia parlato solo di questo e non della nostra buona prestazione».
Come va con la pratica-rinnovo di contratto?
«Ne stiamo parlando: essendo tutte persone serie basta una stretta di mano, non c’è fretta».
Lei è sempre stato ottimista sull’Inter, ha sempre detto «Il prossimo sarà l’anno buono». Ma se a fine stagione non arriverà la Champions e se la chiamasse un altro grande club d’Europa?
«Io credo davvero nel progetto, ma il presidente Thohir è arrivato da appena un anno ed è assolutamente normale che gli serva tempo. Con i compagni mi trovo benissimo, amo Milano, sto bene all’Inter. E’ vero che non si può mai sapere cosa riserva il futuro, ma io voglio restare. Se è vero che l’Inter ha detto no al Barcellona? Ci sta, ma è una cosa del mio procuratore… Comunque sia, da adesso servono i risultati. Anche perché ho una voglia pazzesca di Champions. In Europa si gioca un calcio meno tattico, e mi piace di più».
A proposito di tattica. Contro il Verona si è rivisto il Palacio presente e assistman dei tempi migliori. Gli manca il gol, e a voi questa mancanza pesa…
«Lui è fondamentale per noi, un attaccante che corre per tutta la squadra, serve assist e si procura almeno tre palle-gol a gara. Vero, non è ancora riuscito a sbloccarsi. Ma sono certo che nel derby sarà al top».

Con il Mancio s’intuisce una cosa: può rinascere Guarin. Lo sta vedendo carico?
«Ma il Guaro è sempre stato carico anche quando giocava poco… Lo conosco bene perché ci frequentiamo anche fuori dal campo, a cena, siamo amici. E’ carichissimo, datemi retta».
In compenso Vidic sembra destinato alla panchina proprio ora che torna la difesa a 4.
«Nemanja non si può discutere, ha vinto tutto. Con la linea a tre ha avuto difficoltà, ma quella a quattro la conosce a memoria. Se anche non giocherà il derby, sono certo che ci sarà molto utile».
Un ex allenatore di Inter e Milan, Zaccheroni, dice che il derby lo vincerà chi riuscirà a mascherare meglio i propri difetti: è d’accordo?
«Rispetto il suo punto di vista, ma l’Inter non sta così male».
Confessi: il gol che non ha fatto contro l’Italia lo ha tenuto per domenica?
(ride) «Beh, spero di sì».
Pronostico secco, please.
«Vinciamo noi e Handanovic non prende gol. 2-0″.