Ciclismo, Milano-Sanremo: atleti diabetici nel Team Type 1-Sanofi

Pubblicato il 17 Marzo 2012 11:26 | Ultimo aggiornamento: 17 Marzo 2012 11:26

Conferenza stampa di presentazione della Milano-Sanremo (LaPresse)

MILANO –  Il diabete si combatte anche in sella a una bicicletta: alla Milano-Sanremo quest’anno parteciperà anche il Team Type 1-Sanofi, composto da atleti internazionali alcuni dei quali convivono con il diabete di tipo 1.

Il Team, sostenuto dall’azienda farmaceutica Sanofi, vuole in particolare dimostrare che ”un buon controllo della malattia consente di vivere un’esistenza del tutto normale, e anche di eccellere nel mondo dello sport”. Tanto che ”nulla è precluso alle persone affette da questa patologia, a patto che essa sia efficacemente controllata”.

Ad affrontare i 298 chilometri della competizione ci sarà l’olandese Martijn Verschoor, atleta diabetico, affiancato dall’italiano Daniele Colli e da altri sei corridori. La guida della squadra è affidata a Massimo Podenzana, storico ciclista italiano e vincitore di una tappa del Giro di Italia e del Tour De France.

Il Team Type 1 è stato fondato nel 2004 da Phil Southerland, giovane ciclista professionista americano con diabete di tipo 1, oggi team manager della formazione.

”La mia storia dimostra che una persona con diabete non solo può svolgere una regolare attività fisica – ha spiegato – ma può addirittura arrivare ai vertici del ciclismo. A sette mesi di età i medici dissero a mia madre che non avrei superato i 25 anni o, nella migliore delle ipotesi, sarei diventato cieco. Nonostante tutto, grazie allo sport e al controllo medico, ho battuto un record mondiale attraversando in bicicletta gli Stati Uniti, da Ovest a Est”.

”Il nostro supporto al Team Type 1 – ha commentato Arturo Zanni, amministratore delegato di Sanofi Italia – rientra tra le numerose iniziative sociali che il Gruppo sostiene, e testimonia il nostro impegno nel diffondere l’educazione ai corretti stili di vita attraverso lo sport, la prevenzione e un adeguato monitoraggio glicemico. La squadra di ciclismo TT1 è un formidabile esempio in questo senso: la testimonianza dei ragazzi del Team rappresenta un importante contributo per abbattere il grande muro del pregiudizio. Il diabete non deve rappresentare una barriera, e la testimonianza di questi atleti ne e’ la prova tangibile, oltre che un messaggio per tante persone di ogni eta”’.

Daniele Colli, milanese, 30 anni tra un mese  ha raccontato la sua bellissima storia:  “Un anno fa ero più di là che di qua. Tumore al ginocchio sinistro. Più che la carriera in bilico, la vita in pericolo. Ho azzerato il contachilometri della mia esistenza: non solo corse e corridori, ma famiglia e parenti, amori e amici, le cose per cui vale la pena di campare, le altre che non contano nulla. Quando pensi di morire, cioè staccare il numero e abbandonare la corsa della vita, allora il punto di vista cambia parecchio. Poi l’operazione, la convalescenza, la riabilitazione, il ritorno alla vita, a piedi e in bici. Le prime uscite, quando mi superavano anche le massaie che andavano a fare la spesa. I primi allenamenti, quando certi pensionati avevano più fiato di me. Le prime corse, quando non mi ricordavo più come si stesse in gruppo. E le prime volate, quando non immaginavo più di poter avere tutti quei brividi”.

Colli si è definito “miracolato”:  “Avevo ancora un anno di contratto con la Geox. Ma la Geox ha chiuso. Quando sono entrato in contatto con il Team Type 1-Sanofi Aventis, mi sono sentito subito a casa. Io, miracolato dal cancro, nella squadra dei diabetici. Che non è proprio così. E’ una squadra finanziata da un’azienda farmaceutica impegnata nella cura del diabete. L’obiettivo della squadra è dimostrare che i diabetici possono fare sport, perfino ad alto o altissimo livello, come può essere la Milano-Sanremo, anzi, devono fare sport, perché fare sport fa sentire bene, fa stare meglio. Così, da una parte 300 milioni di diabetici al mondo, con un tasso di crescita che sembra quello dell’inflazione. E dall’altra, non so quanti milioni di malati di cancro. Ma la scienza fa progressi. E lo sport fa miracoli”.