Mistero Blatter: per gli Usa Fifa come Mafia, lui indagato ma resta incolume

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Maggio 2015 10:19 | Ultimo aggiornamento: 28 Maggio 2015 10:19
Mistero Blatter: per gli Usa Fifa come Mafia, lui indagato ma resta incolume

Mistero Blatter: per gli Usa Fifa come Mafia, lui indagato ma resta incolume

ROMA –  Mistero Blatter: per gli Usa Fifa come Mafia, lui indagato ma resta incolume. Uomo degli scandali e dei misteri, Josef Blatter. Attaccato da 17 anni alla poltrona della Fifa, padre padrone di un mondo che macina affari e quattrini all’ombra dello sport più bello del mondo, il 79enne colonnello svizzero punta alla quinta rielezione alla guida della federazione mondiale. Si voterà lo stesso, venerdì, nonostante il ciclone giudiziario che ha investito la Fifa, con due vicepresidenti (Jeffrey Webb delle Isole Cayman e l’uruguaiano Eugenio Figueredo) e un ex componente dell’esecutivo (Jack Warner di Trinidad e Tobago) finiti in manette per corruzione, e un numero ancora imprecisato di indagati, fra i quali lo stesso Blatter.

Indagato, ma non raggiunto formalmente finora da alcuna accusa. E’ l’ultimo mistero del personaggio che ha guidato come una banca svizzera l’organizzazione del calcio mondiale, “fornendo un livello minimo di trasparenza alla gestione di miliardi di dollari che entravano e uscivano dai suoi forzieri”. Il paragone è del New York Times che cerca di penetrare l’ultimo mistero Blatter: sebbene coinvolto fino al collo, come ha fatto a farla franca, perché finora è stato risparmiato dalla Procura che pure ha descritto la Fifa in termini generalmente associati alle famiglie mafiose e ai cartelli della droga?

Gli inquirenti non si sbottonano sulla questione ma continuano a ripetere che “questo è solo l’inizio e non la conclusione dei nostri sforzi” (Kelly T. Currie, procuratore): altri 25 nomi sono sulla lista, “nel mirino ci sono ancora individui e istituzioni in un gran numero di paesi”, l’attenzione è diretta anche a quegli istituti finanziari che hanno maneggiato il fiume di denaro frutto delle mazzette.

Il New York Times sottolinea la grande cautela con cui le autorità hanno gestito il blitz, a partire dalla notifica delle accuse al lussuoso hotel a 5 stelle Baur au lac di Zurigo: agenti e funzionari svizzeri sono giunti con discrezione alle 6 del mattino alla concierge evitando spettacolarizzazioni Swats Usa, con elmetti, armi spianate, armi spianate. Gli americani si aspettano che siano gli attuali e i prossimi indagati a fornire indizi e prove a carico del boss Blatter. Il “non poteva non sapere” riferito al capo non è il modello d’inchiesta perseguito.

Non è detto che l’azione giudiziaria influisca sulle elezioni di domani (29 maggio), visto che il dittatore del calcio mondiale può contare sul sostegno dei voti africani, di nord e sud America, di parte dei delegati asiatici e alcuni europei. Di sicuro però getta ulteriori ombre su un personaggio, tanto arzillo quanto immarcescibile, lambito da scandali su scandali per i suoi metodi di gestione della Fifa e degli affari Fifa, ma finora sempre uscito pulito. Con lui le casse della federazione si sono riempite di dollari a dismisura, grazie a diritti tv, marketing, pubblicità (5,7 miliardi diollarti tra 2011 e 2014 di ricavi), soldi usati da Blatter per sostenere i Paesi che sostengono lui, insieme con spese faraoniche degne di un capo di stato per la federazione e i suoi membri.

E poi le insistenti voci di corruzione e bustarelle, soprattutto in fase di assegnazione dei Mondiali e in materia di marketing.    Paradossalmente per Blatter, il ciclone giudiziario di oggi nasce da una sorta di autogol proprio sulla corruzione. La Fifa infatti per fugare i dubbi e sopire le polemiche a livello internazionale per l’assegnazione dei Mondiali 2018 alla Russia e 2022 al Qatar aveva incaricato il procuratore americano Michael Garcia di indagare su eventuali illeciti, cioè milioni di dollari usati per comprare il voto dei delegati.

Soprattutto nel caso del Qatar, Paese ricchissimo ma privo di tradizione calcistica, e dalle condizioni climatiche estreme, con temperature di 50°, che sconsigliano vivamente lo svolgimento di un campionato del mondo. Garcia ha indagato poi, a fine 2014, ha preso le distanze dalla Fifa, secondo cui si era accertata la totale correttezza del suo operato. Blatter ha voluto strafare, e la cosa ha insospettito giudici e Fbi che hanno cominciato a indagare per conto loro, fino ai provvedimenti di oggi.

La gestione Blatter è stata caratterizzata da scelte discutibili e contraddittorie anche su moviola e tecnologie in campo e su nuove regole di gioco. Re delle gaffe (“con divise più succinte il calcio femminile esploderà”), Blatter ai mondiali 2006 non andò a premiare l’Italia di Lippi vittoriosa a Berlino; la federcalcio britannica ne chiese le dimissioni per aver detto che nel calcio non esiste razzismo; scivolò sul mercato dei giocatori (‘anche Picasso costa’); insultò Cristiano Ronaldo (‘troppo tempo dal parrucchiere’) facendo infuriare l’interessato e mezza Spagna. Per ‘spiegare’ il Qatar disse di aver avuto pressioni da Francia e Germania, sollevando una stizzita reazione dei due paesi. Insomma, affari, gaffe e senso dell’inopportunità, misti a una sapiente gestione delle relazioni personali e delle risorse economiche. Questo è Blatter, l’uomo forte del calcio mondiale.