Mondiali, Argentina: Maradona-Messi per conquistare il terzo titolo

Pubblicato il 24 maggio 2010 12:31 | Ultimo aggiornamento: 24 maggio 2010 12:31

Diego Maradona

Anche se ha sofferto fino all’ultima giornata per qualificarsi, l’Argentina si presenta in Sudafrica per vincere il Mondiale. Sostenuta dal fatto che quando il torneo si è svolto fuori dall’Europa il titolo non è mai stato vinto da una nazionale del Vecchio Continente, la selezione biancoceleste è convinta di potercela fare.

La fiducia non viene meno neppure davanti a qualche scelta discutibile del ct Diego Maradona, impegnato a dimostrare che uno dei calciatori migliori della storia può essere bravo anche come allenatore: l’obiettivo è di fare come Franz Beckenbauer, che il Mondiale lo ha vinto sia da calciatore che da tecnico.

Così Maradona sogna di rinverdire i fasti di Messico 1986, il torneo della ‘mano di Dio’ e del gol più bello della storia (il suo all’Inghilterra), grazie alle proprie idee ma anche alla classe dell’erede in campo, quel Leo Messi che ricorda da vicino l’illustre predecessore e vuole cominciare a vincere qualcosa anche con la sua nazionale, e non soltanto con il Barcellona.

Certo non si può che rimanere perplessi davanti alle non convocazioni di Zanetti («Mourinho non credeva alla mia esclusione dalla nazionale per i mondiali, lo trovava troppo strano», ha raccontato il capitano nerazzurro) e Cambiasso, fondamentali per i trionfi dell’Inter di quest’anno, ma ogni allenatore ha il diritto di fare le proprie scelte, e Maradona lascia la parola al campo. «Farò felice la gente – ha promesso -. E poi su Zanetti e Cambiasso avevo deciso da tempo. Mi è costato di più non chiamare Gago».

Così confida soprattutto in Messi «e infatti spero proprio di abbracciarlo in campo l’11 luglio». ‘La Pulce’ per diventare una leggenda del calcio, e rendere più degno il paragone con il suo attuale ct e con Pelè, deve vincere il Mondiale. Se ne rende conto lui per primo («per essere davvero un grande mi serve un titolo mondiale») e conta di colmare il vuoto a Johannesburg, mettendo la Grande Coppa accanto all’oro olimpico conquistato nel 2008 a Pechino.

A livello di nazionale maggiore invece l’Argentina è a digiuno dal 1993, quando vinse la Coppa America. Per questo Maradona ritiene che «a 24 anni dall’ultimo successo (si riferisce al Mondiale) è arrivata l’ora di tornare a vincere: la mia squadra ha fame di successi, in campo voglio undici eroi».

Uno potrebbe essere l’altro interista Milito, che a suon di gol ha saputo conquistarsi la fiducia del tecnico, inizialmente poco incline a concedergliela. Così ora il ‘Principe’ ha scavalcato nelle gerarchie il vecchio Martin Palermo, che ha soffiato il posto nei 23 al napoletano Lavezzi. In attacco però il titolare dovrebbe essere il madridista Higuain, e come principali rincalzi ci sono Tevez ed Aguero, genero del ct.

Il limite di un’Argentina così dotata in attacco, e con un Veron ancora illuminato faro del centrocampo, potrebbe essere proprio il suo allenatore, perchè mentre non ci sono dubbi sull’eccezionalità del Maradona calciatore, altrettanto non si può dire del Diego commissario tecnico, capace di perdere 6-1 in Bolivia e di convocare più di 100 giocatori da quando si è insediato, ovvero dal novembre del 2008.

La scenata e gli insulti ai giornalisti a Montevideo dopo aver conquistato la qualificazione, gli ha alienato simpatie in seno alla Fifa, che lo ha squalificato impedendogli di assistere al sorteggio dei gironi a Città del Capo.

Ora non rimane da vedere se la cura Bilardo, che gli fa da consulente e coordinatore, avrà il suo effetto: in fondo proprio il ‘Nasone’ era il ct quando l’Argentina vinse il suo secondo (e per ora ultimo) titolo iridato.