Vecchi, bolliti e in crisi: “l’usurato sicuro” di Marcello Lippi

di Fiorentino Pironti
Pubblicato il 20 Giugno 2010 20:59 | Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre 2010 19:45

Marcello Lippi

Che non sia un gran Mondiale per nessuno lo si è capito subito, ma non basta questo a consolarci: l’Italia è in crisi di gioco, non ha fantasia, è lenta, e ha perso pure il proverbiale “stellone”. L’usato sicuro (ma non a chilometri zero) di Lippi mostra la corda, è usurato fisicamente e mentalmente. Questa volta gli azzurri si sono inceppati davanti a una formazione di modesti energumeni che difficilmente troverebbero un ingaggio nella nostra serie B.

Ci ha salvato un rigore abbastanza generoso, conquistato da De Rossi con furbizia, e proprio questo rigore ci tiene in corsa per passare il turno. Troppo poco per i campioni uscenti, ma in fondo la situazione era abbastanza prevedibile. Insistere sui pluridecorati è comprensibile sul piano umano, un po’ meno su quello tecnico. Diciamocelo chiaramente: non è che Lippi abbia lasciato a casa Maradona o Pelè, ma un pizzico di fantasia e di freschezza in più ci avrebbe evitato qualche brutta figura di troppo.

La partita contro la Nuova Zelanda ci ha confermato che Camoranesi, Cannavaro e Zambrotta sono logori, si aggrappano alla grande esperienza ma ovviamente non basta. Marchisio, Criscito e Pepe sono l’immagine di una nuova generazione tutto sommato mediocre, che può emergere giusto in un campionato altrettanto mediocre come quello italiano. Possiamo salvare Montolivo, e l’elenco finisce qui. I quattro attaccanti visti finora non hanno praticamente mai tirato in porta, il che dice tutto non soltanto sul valore dei singoli ma soprattutto sulla mancanza di un gioco appena decente.

Ora la classifica dice che vincendo contro la Slovacchia possiamo accedere agli ottavi. Ma non illudiamoci: l’Italia vista contro la Nuova Zelanda potrebbe faticare anche contro la cenerentola del girone. E allora, preso atto delle generale mediocrità della rosa, non sarebbe male che Lippi desse spazio a chi ha ancora corsa ed energie da spendere. Per capirci, meglio un Maggio o un Quagliarella vivi che uno Zambrotta o un Gilardino morti.

E poi, passato il turno, sperare che sul cielo del Sudafrica splenda quello “stellone” che tante volte ha accompagnato il tricolore.