Montolivo si sfoga: “Condannato a smettere dal Milan, abbandonato dai compagni”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 Novembre 2019 11:11 | Ultimo aggiornamento: 13 Novembre 2019 11:11
Montolivo Condannato a smettere dal Milan abbandonato dai compagni

Milan, Montolivo nella foto Ansa

MILANO – “Sono stato condannato a smettere di giocare a calcio a 33 anni”. Montolivo, che adesso di anni ne ha 34, parla di come la sua carriera da calciatore professionista sia sostanzialmente finita un anno fa. L’ex centrocampista, nel corso di una lunga intervista rilasciata ad Ivan Zazzaroni per Il Corriere dello Sport, se la prende con il Milan, con il suo vecchio allenatore Gattuso e con i compagni di squadra che lo hanno praticamente abbandonato al suo destino pensando unicamente ai loro interessi personali. 

Riportiamo di seguito, le dichiarazioni rilasciate da Montolivo a Ivan Zazzaroni. “Ho 34 anni ma sono stato costretto a smettere di giocare a calcio un anno fa. A Trentatré anni – precisa – ho giocato l’ultima volta a maggio 2018, all’Atleti Azzurri d’Italia, lo stesso stadio in cui avevo esordito sedici anni prima. Due, sette, sette. Due stagioni nell’Atalanta, sette nella Fiorentina e sette nel Milan, anche se l’ultimo anno e mezzo è stato un calvario: messo ai margini, risposte mai date, verità aggirate o negate, strane dimenticanze, trascuratezze. Rancore? No, non provo rancore. Chi ha sbagliato nei miei confronti, chi mi ha mancato di rispetto, e ripetutamente, farà forse i conti con la propria coscienza”.

Oltre al danno, la beffa. Montolivo svela un dialogo surreale avuto con il suo ex allenatore Gattuso. “Alla fine ho ricevuto anche i complimenti dell’allenatore, e sai cosa ha aggiunto? Che lui al posto mio avrebbe fatto il pazzo. E io mi sono sentito preso in giro una volta di più”.

Montolivo entra nel dettaglio e spiega al Corriere dello Sport il calvario sportivo che ha vissuto negli ultimi mesi: “Alla fine di una stagione nella quale da gennaio avevo praticamente smesso di giocare non per mia volontà né per problemi fisici, l’allenatore mi dice che farò parte del gruppo pur perdendo la centralità. Accetto di rimettermi in gioco, sono all’ultimo anno di contratto.

Poco prima della partenza per la tournée negli Stati Uniti, però, ricevo un sms dal team manager, l’ex arbitro Romeo: “Tu non vieni”. Motivazioni e spiegazioni, zero. Elliott subentra al cinese, a fine luglio Leonardo e Maldini prendono il posto di Mirabelli ereditando anche la mia situazione. Leonardo in qualche modo mi rassicura e da quel momento smetto di essere considerato a disposizione”.

Dopo aver chiarito che la consegna della fascia da capitano non è stata una sua scelta ma della società, Montolivo chiude la sua intervista al Corriere dello Sport esprimendo la sua delusione per il comportamento dei compagni di squadra: “Nel calcio di oggi ognuno pensa per sé, queste sono le stagioni della precarietà, degli spazi da conquistare e non mollare. La solidarietà, il senso del gruppo, roba d’altri tempi. E comunque non avrebbero potuto ottenere nulla. Io stesso dopo un primo incontro smisi di inseguire delle parole vuote: mi bastavano i fatti”.