Morosini è morto, sgomento a San Siro: il Milan-Genoa che non c’è stato

Pubblicato il 14 Aprile 2012 21:17 | Ultimo aggiornamento: 14 Aprile 2012 21:17

Morosini (LaPresse)

MILANO –   Mario Yepes si gira verso la Curva Sud, alza le braccia e chiama San Siro ad un lungo applauso. Il gesto di Yepes seguito da Seedorf spacca quella frazione di secondo in cui si sono uditi, uniti agli applausi all’annuncio della sospensione di Milan-Genoa per la morte di Piermario Morosini durante Pescara-Livorno.

La notizia e’ arrivata al Meazza pochi minuti dopo le 17, lasciando un sapore acre nell’animo di giocatori e dirigenti. E la mente subito e’ corsa indietro di anni, al 30 settembre del 1977 quando a morire sul campo fu Renato Curi durante Perugia-Juventus. Da quel giorno sono passati 35 anni. Ma il sentimento di tristezza che unisce tutti e’ lo stesso di allora. Adriano Galliani si mette in contatto subito con la Lega Calcio per chiedere un minuto di silenzio in segno di cordoglio, oltre al lutto al braccio. Ma la Figc e’ andata oltre: decide per lo stop di tutta la 33/a giornata di Serie A.

E cosi’ anche il Meazza si spegne, il campo si svuota. Tutto accade nel giro di pochi minuti. Amelia mezz’ora prima del fischio di inizio sbuca dal tunnel che si allunga sul campo avvertendo che tutto e’ sospeso con un gesto di mano. Basta quello per avvertire i compagni impegnati nel riscaldamento riguardo la decisione presa dalla Lega. Il pubblico ignaro aveva gia’ riempito in parte lo stadio nell’attesa di vedere Milan-Genoa. E invece niente. L’ufficialita’ arriva dagli altoparlanti. L’annuncio e’ affidato allo speaker, che avverte il pubblico di San Siro che l’anticipo del sabato e’ stato posticipato a data da destinarsi (probabilmente il 25 aprile). I volti dei giocatori sono eloquenti e attraverso le immagini diffuse dalle televisioni e’ evidente lo sgomento e l’angoscia non solo di chi lo ha conosciuto meglio, come Muntari e Abate.

Occhi lucidi e commozione da parte di Ibrahimovic, paralizzato dal dolore inatteso. Lo svedese immobile in mezzo al campo e pallidissimo. Galliani, visibilmente scosso, e’ a colloquio con Malesani, altrettanto scioccato.

Allegri e’ negli spogliatoi e parla con il dirigente del Genoa Stefano Capozzucca. Il clima e’ surreale, la morte di Morosini, cresciuto nell’Atalanta e orfano dall’eta’ di 17 anni, tocca nel profondo. Il prato lentamente si svuota, prima escono le due squadre, poi piano anche i dirigenti ripresi dagli operatori tv. Anche il pubblico defluisce lentamente.

La curva rossonera continua ad applaudire, mentre nel grande cerchio del manto erboso del Meazza resta il telone che piano viene arrotolato dagli addetti, poi e’ il turno della pubblicita’ attorno al campo. Tutto viene tolto, il campo resta spoglio. Restano il dolore e le domande per la morte di un ragazzo di appena 25 anni su un campo di pallone. Il Milan esprime il proprio cordoglio con un comunicato ufficiale ma Galliani attende che sia fatta chiarezza, come l’amministratore delegato anche i giocatori scelgono il silenzio.