Moto: Tomizawa dopo Lenz, la pista uccide ancora

Pubblicato il 5 Settembre 2010 16:37 | Ultimo aggiornamento: 5 Settembre 2010 16:45

Shoya Tomizawa

Solo domenica scorsa la passione per la velocità era costata la vita a Peter Lenz, 13 anni, pilota statunitense morto cadendo sull’asfalto di Indianapolis, in una gara di contorno al Motomondiale. Non si sono ancora spente le polemiche su una vita così giovane spenta in pista, che oggi è toccato a Shoya Tomizawa, giapponese, che di anni ne aveva pochi di più: 19. Tomizawa correva con la Moto2, la categoria che da questa stagione ha sostituito la 250.

Sul circuito sanmarinese di Misano è scivolato in un curvone che si percorre ad altissima velocità ed è stato centrato dalle moto di Alex De Angelis e Scott Redding. Quanto di peggio possa accadere ad un pilota dedito alle gare di velocità, dopo che i micidiali ostacoli fissi (tipo muretti e guardrail), sono praticamente scomparsi dai circuiti. Una misura di sicurezza pretesa dai protagonisti del Mondiale, Valentino Rossi in testa, quando proprio contro un muro si era conclusa la vita di un altro giapponese, Daijiro Kato, 27 anni, morto il 19 aprile 2003 dopo 13 giorni di coma. Sul circuito di Suzuka (poi bandito dal calendario della MotoGp) era finito con la sua Honda ad impattare il cemento della pista di casa ad oltre 200 chilometri l’ora.

Prima di quella tragedia, l’ultimo incidente mortale nel Motomondiale risaliva al Gp di Spagna del ’92. Alla vigilia della corsa un altro giapponese, Noboyuki Wakai, era deceduto per evitare uno spettatore nella corsia dei box. Solo per restare alle tragedie più recenti, nel 2008 un lutto aveva colpito la categoria Supersport, con la morte del britannico Craig Jones, 23 anni, deceduto al Royal Hospital di Londra per le gravi lesioni celebrali riportate sulla pista di Brands Hatch, dopo essere stato investito da un altro concorrente.

Uno dei pochi che può raccontare un incidente molto simile è Franco Uncini (oggi responsabile della Commissione sicurezza dell’Irta). Nel 1983, ad Assen, durante una gara della 500, cadde e fu investito dalla moto dell’australiano Wayne Gardner che lo colpì alla testa, facendogli volare il casco. Sopravvisse senza conseguenze, dopo essere stato 24 ore in coma.

Ma l’incidente che più resta impresso nella memoria degli appassionati della velocità è quello che il 20 maggio 1973, a Monza, costò la vita al finlandese Jarno Saarinen ed al riminese Renzo Pasolini, grandi avversari del mitico Agostini, durante una corsa della classe 250. I due rimasero coinvolti, assieme ad altri piloti, in una caduta seguita da una carambola di moto.