“Al Napoli non ci andiamo a giocare, ci sono i rifiuti”. Il problema “munnezza” esteso dal turismo al mondo del calcio

Pubblicato il 2 Dicembre 2010 10:22 | Ultimo aggiornamento: 2 Dicembre 2010 10:22

Il Napoli cerca qualche rinforzo per la squadra ma molti calciatori contattati dalla società partenopea hanno risposto no perchè c’è il problema rifiuti. Il concetto è semplice ma allo stesso tempo offre innumerevoli spunti su pregiudizi e su chi questo problema non lo ha vissuto mai.

Ripercorriamo la vicenda calciomercato. I giocatori contattati dal Napoli sono quasi tutti dell’Europa del nord, uno per esempio è il serbo Kuzmanovic che gioca nello Stoccarda e che in Italia ha già giocato in una Firenze pulita ed ecologica. I sudamericani verrebbero invece senza problemi. C’è poi un caso che si potrebbe definire speciale, un caso di un italiano, è quello di Francesco Modesto, calabrese di Crotone, esterno in forza al Genoa che avrebbe declinato la proposta di trasferimento dei dirigenti del Napoli sempre per il problema della “munnezza”.

Quelli di Kuzmanovic e di Modesto sono gli unici due nomi che si conoscono per ora. Ma, Modesto a parte, i rifiuti in ogni caso scoraggiano gli stranieri e se fino a pochi giorni fa era solo il turismo a risentirne, adesso è anche il Napoli calcio. Non che si debba scioperare per carità però il problema potrebbe avere ripercussioni serie sul mercato di gennaio. Soprattutto alla luce del fatto che gli stranieri sono i calciatori più ambiti in questa fase del calcio italiano.

Dire che a Napoli non ci vado a giocare perchè ci sta la “munnezza” pone diversi interrogativi ai quali non è facile dare risposte. Hanno ragione i giocatori stranieri che in ogni caso guadagnerebbero molti più soldi di un operaio che a Napoli con i rifiuti ci vive, oppure sbagliano?

“Stiamo incontrando delle difficoltà sul mercato: ci sono molti giocatori che rifiutano di trasferirsi nel Napoli, spaventati dall’emergenza per la spazzatura”. Il direttore generale azzurro, Riccardo Bigon, denucncia il problema. Non fa nomi consapevole di aver già sfidato le consuetudini tendenzialmente ipocrite del mondo del pallone, troppo spesso ai margini della realtà. Napoli si è messa un marchio e se lo porta in giro per il mondo.

Il tecnico del Napoli Walter Mazzarri sta cercando di farne una questione d’orgoglio, toccando quelle corde di cui spesso i giocatori si dimenticano. “Invece dobbiamo dare un buon esempio, magari diventare con le nostre vittorie un traino per tutta la città, aspettando che il problema si risolva”. Non tocca all’argentino Lavezzi, all’uruguaiano Cavani e tanto meno allo slovacco Hamsik, a proposito di uomini del Nord, togliere dalle strade la spazzatura. Possono solo segnare tanti gol. E resistere alla tentazione di andare via. Dev’essere venuta a tanti quando il Napoli è atterrato in Olanda per la gara contro l’Utrecht. Poco più di due ore di volo, ma è sembrato lo sbarco sulla Luna: sui marciapiedi immacolati un sottile manto di neve. Nient’altro, ai bordi delle strade, neanche qualche foglia secca. Non si notano nemmeno i bidoni della raccolta differenziata. Tutto pulito e tutto perfetto.

Tornano in mente le parole di Bigon: “I giocatori del Nord al Napoli non vengono”. Detto senza neppure un’ombra di sarcasmo, da un dirigente che invece il percorso inverso l’ha fatto, partendo da Padova. E non può capacitarsi di ciò che sta accadendo. Il suo prossimo acquisto sarà probabilmente un altro calciatore del Sud, l’uruguaiano Britos. Il mercato azzurro aggiunge un nuovo parametro: prezzo del cartellino e provenienza geografica, l’effetto della spazzatura applicato al pallone.