Napoli di misura, Roma crolla. Incubo arbitri: errori a Catania, Firenze…

Pubblicato il 28 Ottobre 2012 22:50 | Ultimo aggiornamento: 28 Ottobre 2012 22:50
di natale

Totò Di Natale (Ansa)

ROMA – La Juve vince tra le polemiche con un gol irregolare e un gol valido annullato agli avversari. Il Napoli reagisce e senza Cavani piega il Chievo. L’Inter tiene il passo vincendo a Bologna e staccando la Lazio sconfitta a Firenze in un’altra partita condizionata dagli errori arbitrali. La Roma illude e poi crolla, perdendo 3-2 una partita che vinceva 2-0 dopo 25 minuti.

Fin qui il “calcio giocato”, ma i veri protagonisti in negativo della nona giornata sono gli arbitri: errori decisivi in almeno tre partite tra le più importanti della giornata. Sbagliano gli arbitri  a Milano dove il gol di El Sharaawy che dà ossigeno al Milan è viziato da un fuorigioco di Abate. Sbagliano gli arbitri a Firenze e sbagliano in tutte le occasioni decisive: il gol che apre la partita, il pareggio annullato alla Lazio e un rigore solare non concesso ai biancocelesti.

Sbagliano gli arbitri, e fa ancora più rumore, a Catania dove la Juventus vince con un gol irregolare dopo che al Catania era stato annullato un gol regolare di Bergessio. Poi sbagliano gli arbitri anche a Torino dove l’espulsione del granata Sansone per una simulazione apre alla goleada del Parma. Per finire sbagliano gli arbitri anche nel posticipo dove il rigore del 3-2 dell’Udinese è quantomeno generoso.  Errori vistosi e tutti decisivi che nel caso di Catania costringono anche i responsabili dell’Aia a precipitose scuse. Scuse di quelle che servono, però, solo ad alimentare le polemiche.

Al San Paolo il Napoli è atteso al riscatto dopo una settimana da incubo fatta di due sconfitte e dei deferimenti per la vicenda calcioscommesse. L’avversario è di quelli che negli anni scorsi hanno fatto spesso piangere i napoletani, ovvero il Chievo. Soprattutto in campo non c’è Edinson Cavani. E infatti il Napoli preme e soffre, come spesso soffre con le squadre chiuse. Il primo tempo scivola sullo 0-0 poi nella ripresa il colpo decisivo arriva grazie a Marek Hamsik. Poi nel finale tanta sofferenza ma quello che conta sono i punti che consentono al Napoli di restare a -3 dalla Juventus.

All’Olimpico, invece, la Roma parte a razzo e come già successo in avvio di campionato con il Bologna illude i tifosi che sarà una partita facile. Dopo una ventina di minuti di pressione i giallorossi sbloccano con Lamela che inventa da posizione impossibile quando tutti si aspettavano il cross. Due minuti dopo il raddoppio: azione “zemaniana” e sempre Lamela, ispirato da Osvaldo, supera ancora Brkic. Sembra finita, invece deve ancora cominciare. Perché la Roma avanti di due gol spegne la luce e Domizzi tutto solo ha il tempo di stoppare al limite dell’area piccola. Il avvio di ripresa arriva anche il pari dell’Udinese con Di Natale che sfrutta l’ennesimo errore sul fuorigioco della Roma. A quel punto la Roma si getta in avanti, produce gioco ma il gol non arriva. Arriva invece il rigore molto discutibile con cui Di Natale punisce i giallorossi per il 2-3 finale.

La Juve è già forte di suo. Se poi ci si mette  anche l’arbitro allora succede  che è praticamente invincibile, anche quando di vincere, forse, non meriterebbe. A Catania basta guardare i numeri: il Catania fa un gol regolare, la Juve nessuno. La Juve fa un gol non regolare e il Catania nessuno. E invece alla fine il tabellino dice Catania 0 Juventus 1. Non se ne sentiva il bisogno. Certamente non lo sentiva il presidente dei siciliani Pulvirenti, uno che dei toni eccessivi non è un esordiente, che a fine partita celebra quella che definisce “la morte del calcio”.

Il dirigente bianconero Marotta, invece, prova a fare la sua parte, difendendo l’indifendibile: ammette l’errore per poi precisare che ai “punti avrebbe vinto la Juve”. Il calcio non funziona così, Marotta lo sa. Il calcio però a volte, purtroppo, funziona con la vittoria di chi non segna. Il calcio non dovrebbe funzionare con un minuto di consulto tra due arbitri che poi prendono la decisione sbagliata, come è successo a Catania in occasione del gol annullato. Spot involontario e grottesco della moviola in campo.

Per una Juve che si gode l’omaggio arbitrale e allunga grazie al gol di Vidal c’è un Inter che continua a vincere e che come anti Juve vuole candidarsi a tutti gli effetti. La squadra di Stramaccioni passa 3-1 in casa del Bologna mostrando, con una qualità complessiva più alta, tutto il repertorio di queste ultime settimane: sofferenza iniziale, gol nel momento peggiore e poi metamorfosi. Non è la prima volta quest’anno ma nel saper soffrire senza cedere c’è il barlume della grande squadra. A Bologna, fino al gol di Ranocchia, l’Inter è brutta e impacciata. Poi cambia tutto e arriva anche il centro di Milito. Il Bologna prova a rimettersi in partita con Cherubin nella ripresa, ma subito dopo è Cambiasso a chiudere la pratica.

Un balzo in avanti importante lo fa la Fiorentina che sconfigge 2-0 la Lazio in una partita segnata però da una serie di errori arbitrali che hanno penalizzato soprattutto i biancocelesti. Nel primo tempo i viola dominano, sbagliano anche un rigore con Fernandez prima di trovare il vantaggio meritato con uno splendido tiro di Ljaijc al 42′. Ma il primo gol viola è viziato da un fuorigioco di Jovetic che copre la visuale a Bizzarri sul tiro di Ljajic.

Nella ripresa, però, la partita cambia ed esce la Lazio. Che in teoria pareggia con Mauri solo che il gol viene annullato per un fuorigioco assolutamente inesistente. Poco dopo  alla Lazio viene negato un rigore per fallo di Quadrado. Ci sarebbe anche un rigore (non visto) per la Fiorentina, ma è la squadra di Petkovic a essere penalizzata e a innervosirsi: la Lazio perde per doppia ammonizione Ledesma e nel finale anche Hernanes. Alla fine arriva lo splendido gol di Toni che fissa il punteggio sul 2-0.  Punteggio troppo severo per i biancocelesti che hanno di che lamentarsi per la direzione di Bergonzi in giornata da dimenticare.

Avanza in classifica anche il Parma di Roberto Donadoni che centra il colpaccio 1-3 in casa del Torino. Per la squadra di Ventura l’Olimpico è una maledizione: il Toro fatica a costruire gioco e spesso si fa infilare in ripartenza. A Torino la partita, dopo un primo tempo equilibrato, si spezza nella ripresa. Il primo episodio decisivo è l’espulsione di Gianluca Sansone. Per un Sansone granata che esce ce n’è uno, Nicola, che entra nel Parma. E che sblocca la partita. Sotto di un gol e di un uomo il Toro si spegne, Biabiany fa il bello e il cattivo tempo, e soprattutto si sveglia Amauri che centra il 2-0. Nei minuti finali c’è gloria anche per Rosi prima che i granata trovino il gol della bandiera con Basha a partita ampiamente finita. Per il Toro il problema è sempre lo stesso, la continuità. E poi c’è un rendimento interno che è da zona retrocessione.

In una giornata piena di vittorie esterne c’è anche il colpaccio del Cagliari in casa della Sampdoria. Per i sardi è la terza vittoria consecutiva (Pulga e Lopez sono a punteggio pieno da quando hanno sostituito Ficcadenti) mentre per la Sampdoria di Ciro Ferrara è crisi nera: quarto ko consecutivo dopo un inizio che lasciava sperare ben altro.  A decidere la gara è un gol nella ripresa di Dessena, colpo sporco in tuffo, un po’ con la testa un po’ con la spalla, che supera Berni. La reazione della Samp è generosa ma disordinata: tanti calci piazzati, qualche mischia e poco altro. Smarrita la vena gol di Maxi Lopez la sterilità offensiva inizia a essere un fattore preoccupante, come la classifica: ora i punti sulla zona salvezza sono solo tre.

Si dividono la posta, invece, Pescara e Atalanta. All’Adriatico finisce senza reti una partita in cui l’episodio decisivo è però l’espulsione dell’atalantino Peluso. Fino a quel momento, infatti, la partita si gioca praticamente a una porta sola con i bergamaschi che assediano e il Pescara che cerca solo di resistere. Undici contro dieci la partita diventa più equilibrata ma né una squadra né l’altra trova il guizzo vincente. Alla fine il pari può andare bene soprattutto all’Atalanta che rimane un punto sopra proprio al Pescara, 9 punti contro otto.

Sabato, invece, è stato il giorno della boccata di ossigeno di Massimiliano Allegri e del compleanno con gol di Stefan El Sharaawy decisivo nella vittoria per 1-0 del Milan sul Genoa. Allegri nelle scorse settimane ha più volte detto che quello che mancava al Milan era il risultato. Col Genoa è arrivato: quanto al gioco, però, c’è molto da rivedere. A chiudere la giornata un pari senza gol tra Siena e Palermo che non risolve i problemi di classifica di nessuna delle due squadre. La notizia buona, per i rosanero, è che finalmente è arrivata la quadratura difensiva. Ora, per salvarsi, servono i gol.