Napoli: “Pressioni degli Ultras sul club per i rinnovi dei contratti”

Pubblicato il 17 Febbraio 2012 17:10 | Ultimo aggiornamento: 17 Febbraio 2012 17:11

NAPOLI – “Alcuni calciatori del Napoli mantengono i contatti con i gruppi di ultrà anche perchè ritengono che questi ultimi possano influire sulle scelte della società al momento del rinnovo del contratto”. Lo ha detto il procuratore aggiunto di Napoli, Giovanni Melillo, nel corso della conferenza stampa organizzata per illustrare l’operazione che ha portato alla notifica di 11 misure cautelari nei confronti di tifosi violenti

Melillo ha citato in particolare Ezequiel Lavezzi e alcune dichiarazioni del calciatore rese nell’ambito di un’altra inchiesta e confluite poi nell’ordinanza cautelare eseguita oggi. Il verbale di Lavezzi è quello nel quale il Pocho parlava della sua conoscenza con Antonio Lo Russo, il figlio dell’ex capo clan di Miano, Salvatore, oggi collaboratore di giustizia.

Agli atti dell’inchiesta che ha portato oggi alla notifica di 11 misure cautelari ci sono anche alcune dichiarazioni rese dall’attaccante del Napoli Ezequiel Lavezzi nel corso di un’altra inchiesta, che verte sui rapporti tra il clan camorristico dei Lo Russo e noti imprenditori della ristorazione. Lavezzi riferisce in particolare dei rapporti con Antonio Lo Russo, figlio del capoclan Salvatore, oggi pentito. Il giovane, che è latitante, era stato fotografato a bordo campo del San Paolo mentre assisteva ad alcune partite del Napoli. Quando si temette che il Pocho potesse lasciare Napoli, Antonio Lo Russo intervenne perchè questo non avvenisse.

Il figlio del boss, racconta dunque Lavezzi ai pm, «l’ho conosciuto a Castelvolturno, presentandosi come esponente degli ultrà della curva B. Questa persona in qualche occasione è anche venuta a casa mia insieme ad altri tifosi. Mi viene chiesto di precisare in che modo si sia evoluto questo rapporto di conoscenza che ha poi portato questa persona a recarsi presso la mia abitazione e rispondo che io la conosco come un capo della tifoseria e per me era abbastanza normale intrattenere questi rapporti anche perchè pure in Argentina è un’usanza diffusa.

Ad esempio dico che quando si profilava la possibilità che io lasciassi il Napoli fu proprio questa persona ad attivarsi perchè in curva B fosse esposto uno striscione che mi invitava a non andare via. Questa persona l’ho anche vista allo stadio in campo. Con Antonio era nata una certa confidenza al punto che veniva a casa senza alcun preavviso e magari è possibile anche che neanche mi trovasse. Non vedo questa persona da diverso tempo e poi ho saputo che ora è latitante in quanto è un camorrista, ma posso assicurare che fino a quel momento non sapevo chi fosse», ha concluso Lavezzi.