Nba, bufera su Donald Sterling dei Clippers: “Non invitare neri alle partite”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 Aprile 2014 10:11 | Ultimo aggiornamento: 27 Aprile 2014 10:12
Nba, bufera su Donald Sterling dei Clippers: "Non invitare neri alle partite"

Donald Sterling con la fidanzata (Foto Lapresse)

NEW YORK – Bufera nell‘Nba, la lega di basket americana, dopo che sono state diffuse delle intercettazioni in cui il proprietario della squadra dei Los Angeles Clippers, Donald Sterling, si rivolge alla fidanzata (una donna dal cognome di origine italiana, Stiviano) e le chiede senza mezzi termini di non portare persone di colore ad assistere alle partite del suo team, e di non postare su Instagram foto che la ritraggono con afroamericani.

La registrazione audio, ottenuta dal sito Tmz, è ora all’esame della lega professionistica del basket Usa, che vuole accertare se la voce in questione sia proprio quella di Sterling.

Tmz ha intercettato una presunta discussione fra i due fidanzati: oggetto dello scontro una foto su Instagram della donna con Magic Johnson, leggenda dell’Nba e dei Los Angeles Lakers. ‘

‘Mi dà molto fastidio che pubblichi qualcosa che ti associa a gente di colore. Lo capisci?” si sente nelle registrazione. Stiviano si difende e ribatte di aver scattato immagini di un ex campione che ammira, ovvero Magic.

”Lo conosco bene e merita di essere ammirato, quello che dico è che può essere ammirato privatamente. Non puoi metterlo su Instagram e non puoi portarlo alle partite. Va bene?”,

replica la voce attribuita a Sterling.

MAGIC JOHNSON: UN OCCHIO NERO PER LA NBA – ”Un occhio nero per la Nba”: così Magic Johnson replica alle parole del proprietario dei Los Angeles Clippers. ”Non andrò mai più a una partita dei Clippers fino a quando Sterling sarà il proprietario”, ha scritto Magic Johnson in un tweet. ”Sono dispiaciuto che i miei amici, l’allenatore Doc Rivers e Chris Paul, lavorino per un uomo che ha questi sentimenti nei confronti degli afro-americani”.

 

IL PRECEDENTE – Per Sterling, del resto, non si tratta della prima accusa di razzismo. Nel 2005 mise fine con un patteggiamento a un’azione legale in cui era accusato di discriminare i neri e gli ispanici inquilini delle sue innumerevoli proprietà. Nel 2009 fu poi costretto a versare 2,7 milioni di dollari nell’ambito di un’altra causa per discriminazione.