Olimpiadi. Usa rivincita su Cina ’08, Europa male, emergenti si fanno sentire

Pubblicato il 13 agosto 2012 19:50 | Ultimo aggiornamento: 13 agosto 2012 19:50

LONDRA, GRAN BRETAGNA – Gli Usa tornano sulla vetta del mondo. Il ‘grande balzo in avanti’ della Cina visto alle Olimpiadi di Pechino ’08 si accorcia un po’. L’Europa, padroni di casa esclusi, e’ in stagnazione se non – come nel caso della Germania a -6 ori – in recessione. Il medagliere olimpico ha questa curiosa capacita’: riesce a fotografare l’evoluzione socio-politica del pianeta.

Certo, non ha la precisione di un indice di borsa, ma spesso ci prende. Cosi’ si scopre che, dopo il ‘sorpasso’ subito a Pechino 2008, gli Usa tornano prima potenza sportiva mondiale. I 46 ori di Londra 2012 sono ben dieci di piu’ rispetto a quattro anni fa e bastano per regolare i conti con i cinesi che stavolta ne hanno 38. La Cina resta comunque una potenza di primo ordine anche se si capisce che i 51 di quattro anni fa erano troppi.

In ambito europeo l’Italia festeggia con i suoi otto ori entra nel G8 olimpico a scapito dell’Australia che crolla: Gi Aussies passano da 14 a 7, la meta’. Il capomissione azzurro Pagnozzi nota che l’avanzamento azzurro rispetto a Pechino (28 podi, un bronzo in piu’) e’ in controtendenza rispetto all’Europa, in affanno con la Spagna crollata oltre che con la Germania.

L’America Latina cresce prepotentemente. Sembra una ascesa inarrestabile, guidata dalle piccole nazioni caraibiche. Il Sud Est asiatico segue la scia cinese e si affaccia sull’orizzonte olimpico ora anche negli sport tradizionalmente ‘occidentali’, non piu’ soltanto badminton e arti marziali. Il dato piu’ evidente resta il segno meno della zona Euro.

Il ‘vecchio continente’, infatti, deve ringraziare la Gran Bretagna (che adotta la sterlina). I padroni di casa dei Giochi hanno fatto il pieno di medaglie, passando dalle 19 del 2008 alle 29 di questa edizione. Un risultato che ha permesso ai britannici di superare la Russia nel medagliere al terzo posto ed all’Europa di mantenersi a galla: il vecchio continente nel suo complesso ha conquistato il 45% delle medaglie d’oro (136), un po’ meno della percentuale di medaglie di Pechino 2008 46% (li’ furono 139).

Ma senza il boom britannico sarebbe stato un crollo. Delude, soprattutto, la Germania che vede andare in frantumi i suoi sogni di egemonia (sportiva) nel continente. E gioiscono i sudditi di Sua Maesta’ che non avrebbero mai tollerato un sorpasso teutonico, a maggior ragione in casa. I tedeschi riducono quasi di un terzo gli ori rispetto a Pechino: da 16 passano a 11. Ad 11 sale la Francia (ne aveva sette a Pechino) che scavalca l’Italia. Exploit anche per l’Ungheria: otto medaglie ne fanno la sesta potenza in Europa.

E’ pressoche’ scomparsa la Spagna, sorpassata da Olanda, Ucraina e Repubblica Ceca. In Cina la ‘Roja’ annunciava l’imminente ‘sorpasso’ sull’Italia: quattro anni dopo, gli spagnoli devono accontentarsi di tre ori. Le vecchie superpotenze sportive devono comunque rassegnarsi a lasciare spazio a chi fino a qualche anno fa aveva difficoltà a qualificarsi ed ora e’ in corsa per le medaglie. I ‘piccoli’ vanno forte. A Londra 2012 arriva la prima volta del Guatemala, argento con Erick Barrondo nella 20 km di marcia.

Poi c’è l’oro della isoletta caraibica di Grenada con Kirani James nei 400 metri. La sua gara è la metafora della rincorsa dei paesi emergenti. Non meraviglia vedere il boom delle ‘piccole tigri asiatiche’. La Corea del Sud è ormai la quinta potenza sportiva mondiale con 13 ori, ai quali in futuro si potrebbero aggiungere i quattro dei cugini della Corea del Nord. Male il Giappone fermo a 7 ori contro i 9 precedenti. Regge la Russia, anzi migliora leggermente: 24 ori contro i 23 di Pechino, anche se perde il terzo posto nel medagliere a vantaggio della Gran Bretagna.

Salgono anche le ex repubbliche sovietiche. Il Kazakistan, cresciuto grazie a gas e petrolio, ha scoperto anche l’oro, quello olimpico, conquistando ben sette medaglie. Non convince il Brasile che ospitera’ i prossimi Giochi a Rio 2016: solo tre ori e la delusione per aver fallito ancora una volta l’appuntamento con il calcio. E poi c’e’ il primo argento africano nella scherma. Lo ha conquistato il ‘fioretto d’Allah’, l’egiziano Alaaeldin Abouelkassem. La primavera araba e’ sbocciata anche nella piovosa Inghilterra.

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