Osvaldo: “Icardi? Stavo per dargli un cazzotto in mondovisione…”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 gennaio 2019 18:52 | Ultimo aggiornamento: 24 gennaio 2019 18:53
Osvaldo: "Icardi? Stavo per dargli un cazzotto in mondovisione..."

Osvaldo: “Icardi? Stavo per dargli un cazzotto in mondovisione…” ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

MILANO  – Daniel Pablo Osvaldo, al termine di un concerto con la sua band i Barrio Viejo, è stato intervistato da Luca Taidelli per La Gazzetta dello Sport per parlare di alcuni suoi ricordi da calciatore. Riportiamo alcuni passaggi di questa intervista.

Osvaldo: “Vieri un fenomeno. Totti, De Rossi e Buffon mi hanno insegnato tanto”

Rifarebbe anche alcune scenate in campo? 
“Sì, fanno parte di me. E poi chi giudica non è certo una persona migliore. Solo che nessuno se lo fila e allora fa il professore. Ma nel privato vorrei vedere se è così irreprensibile”. 
Rifarebbe anche quella sceneggiata a Icardi nel famoso match contro la Juve e la successiva lite con Mancini nello spogliatoio?
 
“Troppo facile dire no adesso. Se non ci fosse stato Guarin a fermarmi probabilmente a Mauro davo un cazzotto in mondovisione. In quel momento ci stava. Poi Mancini fu costretto a chiedere la mia cessione, altrimenti avrebbe perso il controllo del gruppo”.

Ha detto che nel calcio ci sono troppi vincoli ed etichette, che non si sentiva più libero. Come Cassano, che non sarebbe mai andato alla Juve perché dice che lì sono tutti soldatini? 
“No, sono due cose diverse. Alla Juve sono stato bene, è normale che ti venga richiesto di rispettare certe regole anche per una questione d’immagine del club. Se non lo capisci, il problema sei tu. Quello che mi nausea è che il calcio non ha più un’anima, ormai è solo business. Troppa gente che vuole guadagnarci e che se ne frega della passione della gente e dei giocatori stessi. Ci sono i soldi anche dietro la decisione di spostare la finale Libertadores a Madrid. Così i tifosi hanno dovuto pagare di più”. 
Come ha fatto a resistere così a lungo in un mondo che disapprova?
 
“Al calcio sarò sempre riconoscente. Ma le cose col tempo sono cambiate. In Argentina poi pressioni e pettegolezzi sono esasperati. A Buenos Aires non avevo nemmeno più voglia di uscire di casa. Allora a 30 anni ho detto basta, malgrado in Cina fossero pronti a coprirmi d’oro”. 
Cristiano Ronaldo da solo fattura come un’azienda. Una macchina anche di professionalità. Lei ha mai avuto la palestra in casa?
 
Ride come un matto. “Proprio no! E se è per questo anche quando giocavo non andavo a casa a rivedermi la partita. Meglio un concerto. Ma non è per questo che viene meno la mia stima verso CR7 o per chi vive solo per il calcio. Semplicemente siamo diversi e ognuno fa la sua strada. Da certi campioni però ho imparato tanto, li credi fuori dal mondo e invece sono umili e con tanta umanità. Se mi chiede i momenti più belli della mia carriera da calciatore infatti non le rispondo il tal gol o la tale vittoria, ma la vita nello spogliatoio”.

Quali calciatori ha ammirato di più? 
“Vieri è un fenomeno. Totti, Buffon, De Rossi e Messi mi hanno insegnato tanto. Anche perché quando a 20 anni ti ritrovi pieno di soldi la testa può girarti”.