Otto con, team di canottieri disabili in gara ad Amsterdam con atleti “normali”

di redazione Blitz
Pubblicato il 13 Marzo 2015 15:12 | Ultimo aggiornamento: 13 Marzo 2015 15:12
Otto con, team di canottieri disabili in gara ad Amsterdam con atleti "normali"

Otto con, team di canottieri disabili in gara ad Amsterdam con atleti “normali”

AMSTERDAM – Andrea Appendino, Giovanni Rastrelli, Matteo Bianchi, Alessandro Rossi, Manuel Vaccaro, Umberto Renato Giacone, Matteo Bongiovanni e Filippo Cardellino. Sono gli otto canottieri della Società Sportiva Armida di Torino che per la prima volta parteciperanno ad una gara internazionale ad Amsterdam. Si fanno chiamare gli “Otto con” e in comune, oltre alla passione per i remi, hanno anche qualcos’altro: sono tutti disabili mentali. Ad Amsterdam però saranno uguali a tutti gli altri: gareggeranno con atleti “normali”, campioni come loro senza distinzioni.

A raccontare la loro storia e Pierangelo Sapegno sul quotidiano la Stampa. L’Armida è la prima società sportiva italiana nella cura dei disabili che partecipa ad una gara internazionale. Sabato e domenica alla Heineken Roeivier Kamp di Amsterdam porterà i suoi migliori atleti e per loro è già una vittoria inestimabile. Perché la diversità non è un handicap, anzi: “Disabile lo sei quando smetti di combattere, lo sei solo se sei convinto di esserlo”. Parola del dottor Pierdante Piccioni, uscito da un coma di poche ore che gli aveva cancellato 12 anni di vita, e tornato a fare il medico nonostante le avversità che la vita gli ha messo davanti.

Questo il ritratto che la Stampa fa degli otto campioni:

“Alessandro Rossi non parla con nessuno, sta sempre in silenzio, anche quando gli altri si mettono insieme a scherzare. Un giorno che l’Armida li aveva portati in gita, “a un certo punto sentimmo arrivare una musica meravigliosa”, racconta Gianluigi Favero, il presidente. Era lui. “Aveva trovato un pianoforte in qualche angolo di una sala. E s’era messo a suonare. Restammo senza parole. Suonava come un dio”. Rossi ha 24 anni, lavora a Cirié e confeziona oggetti per alberghi. Nella cartella medica c’è scritto: sindrome di Asperger. Non c’è scritto che suona come un dio. E’ il numero 5 dell’equipaggio. Quello vicino a lui sulla barca è Giovanni Rastrelli, il numero 4. Sembra quello che parla più di tutti. Farebbero una strana coppia insieme. Giovanni va all’Armida da cinque anni e mezzo, come racconta lui con la precisione di uno studente che s’è preparato le risposte per l’esame, e si trova molto bene, dice. Frequenta la scuola alberghiera e l’hanno preso qui per uno stage a fare il cameriere. Ama altri sport, ma “questo è il più bello perché si sta insieme”. Numero 6 del lotto è Umberto Giacone, e poi c’è Matteo Bongiovanni, numero 3, che da grande sogna di «fare il montatore per il cinema o la tv”. La gara di Amsterdam non è più un sogno. Adesso ci vanno. Nessuno ha una fidanzatina, tranne Andrea Appendino, che “esce con Margherita Merlo”, come racconta Manuel Vaccaro, il vecchio del gruppo con i suoi 28 anni, numero 2 dell’equipaggio. Anche questo non c’è scritto sulla cartella, che s’è innamorato. C’è scritto: sindrome down. Sono in due, l’altro è Lorenzo Sforza che adesso non c’è. Matteo Bianchi lo precisa come in un verbale di polizia: “Lavora in un bar. In via San Pio 15″. Il loro timoniere sarà uno dei loro allenatori, Filippo Cardellino, un ragazzone che li sta spronando militarmente sulle acque levigate del Po. L’altro allenatore è quella che ha realizzato tutto questo, questa gara della normalità, 200 equipaggi iscritti, e anche loro a vedere fin dove arrivano nel mondo. Si chiama Cristina Ansaldi. E’ dall’anno scorso che ci lavora”.