Pansa (polizia) e Malagò (Coni): “Celle per gli ultras negli stadi”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 febbraio 2014 15:43 | Ultimo aggiornamento: 6 marzo 2015 12:49
Pansa (polizia) e Malagò (Coni): "Celle per gli ultras negli stadi"

Pansa (polizia) e Malagò (Coni): “Celle per gli ultras negli stadi” (Ap-LaPresse)

ROMA – Celle per gli ultras negli stadi di calcio, come hanno fatto gli inglesi: è la soluzione che da tempo propone il capo della polizia Alessandro Pansa, ribadita dal numero uno del Coni Giovanni Malagò. Fulvio Bianchi su Repubblica riporta le parole di Pansa, che ha parlato al convegno “Giochi di squadra. Un cantiere aperto per un calcio migliore”, alla Scuola superiore di polizia:

“C’è stato un miglioramento enorme dal 2007 a oggi, ma i dati di inizio campionato indicano segnali negativi: questo ci deve dare un allarme e spingere a mantenere massima attenzione sul fenomeno. Occorre capire se c’è un inasprimento del livello di violenza o si tratta di una parentesi che può essere gestita con gli attuali strumenti normativi”.

“Il nostro principale obiettivo è raggiungere livelli alti di sicurezza nelle competizioni sportive. Per una efficace opera di prevenzione serve la conoscenza e l’analisi del fenomeno. Lo stadio non deve essere un luogo di violenza ma uno spazio nel quale la tifoseria sana “contamina” positivamente chi varca in cancelli con idee diverse. Non possiamo permettere di inquinare il sistema calcio in tutti i suoi settori”. Promessa di pugno duro, dunque.

Intervistato da Polizia moderna, mensile della polizia, il presidente del Coni Malagò ha da una parte attaccato la tessera del tifoso, dall’altro ha rilanciato sul fronte della repressione con l’idea delle celle negli stadi:

“Penso che la tessera del tifoso abbia fatto il suo tempo (condivido in pieno, ndr). Occorre rivisitare completamente i rapporti tra calcio e tifosi. La tessera identifica, il vero problema però non verte sulla schedatura. Credo non sia possibile accettare che per colpa di poche persone ci sia una forte penalizzazione, in termini di complessità procedurali e burocratiche, a danno di un’intera comunità. Servono stadi nuovi e regole nuove. Le forze dell’ordine devono essere in condizione di agire nell’immediato, dentro lo stesso impianto, come avviene in Inghilterra. Con le nuove strutture attraverso un sistema avanzato di controllo tecnologico, si possono identificare gli autori di atti violenti, che vengono poi trasferiti in un luogo all’interno dello stadio dove vengono trattenuti in attesa del processo per direttissima, che si celebra entro due giorni dall’accaduto. E, in caso di conferma delle accuse, scatta la condanna per due anni, l’automatico divieto di accesso agli impianti e la perdita del posto di lavoro“. Una posizione durissima.