Parma crac, il Fatto Quotidiano: “La Figc sapeva tutto da un anno”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 febbraio 2015 0:05 | Ultimo aggiornamento: 25 febbraio 2015 0:05
Parma crac, il Fatto: "La Figc sapeva tutto da un anno"

Parma crac, il Fatto: “La Figc sapeva tutto da un anno”

PARMA – Aprile 2014: il Parma è in corsa per il Torino per un posto in Europa League. E’ una delle grandi sorprese del campionato. Alla fine sul campo quel posto lo ottiene. E là, soltanto là, il calcio sembra accorgersi che qualcosa non va: il Parma non è in regola con i conti, in Europa non può andare, ci va il Torino. Ma per il campionato è tutto normale: le regole sono diverse, tasse pagate o meno, debiti o meno, il Parma si può iscrivere. Come se nulla fosse. Infatti si scrive a quel campionato che oggi rischia di non finire.

Eppure, già allora, ad aprile 2014 il calcio sapeva tutto. Sapeva, racconta Lorenzo Vendemiale sul Fatto Quotidiano, che c’era un rischio concreto di fallimento, sapeva che c’erano debiti enormi verso stato, fornitori, calciatori. Lo sapeva la Federazione perché in quell’aprile la Co.Vi.So.C. (Commissione di vigilanza delle società di calcio professionistiche) aveva fatto un’ispezione e preparato e consegnato un rapporto alla Figc proprio sulla situazione del Parma. E su quel rapporto si chiedeva un “attento monitoraggio” della situazione sottolineando che era necessario intervenire subito sull’ “andamento economico” del club.

Vendemiale sul Fatto cita proprio la relazione del Co.Vi.So.C:

“il documento mette in risalto gli enormi debiti, specie nei confronti dei fornitori, superiori ai 33 milioni di euro. Ci sono anche 47 milioni di debiti finanziari e tributari, ma quelli non sono un’anomalia assoluta nel panorama calcistico. Diverso il discorso per le pendenze nei confronti di parti terze: i fornitori di una squadra di calcio sono i più disparati, si va dal carburante alle bollette, dagli steward ai materiali tecnici.
Tutte scadenze a breve termine, che possono sfociare nella messa in mora o nel pignoramento e paralizzare l’attività sportiva (quanto appunto sta accadendo in questi giorni). E la cifra elevata dimostra che non si trattava di un semplice ritardo: la società non pagava da tempo, forse addirittura un anno. Certo, c’erano anche 70 milioni di crediti: ma per la maggior parte già impegnati, e non verificati come esigibili. Mentre il fondo di svalutazione (che serve ad attutire il loro mancato rientro), era praticamente nullo: appena 280mila euro”.

Il calcio non ha fatto nulla. Al Parma è stato permesso di iscriversi proprio perché la normativa prevede semplicemente che si sia in regola con i calciatori. Non vengono considerati, almeno in serie A, i debiti verso terze parti.

Sempre Vendemiale cita una fonte Co.Vi.So.C che chiede di rimanere anonima:

 “Spesso nelle società calcistiche si aprono delle voragini che poi vengono ripianate dai presidenti. Purché però ci sia questo intervento”. Mentre era lecito nutrire dubbi a riguardo: l’investimento infruttifero della controllante risultava invariato rispetto al precedente controllo. “Sintomo del fatto che la società non voleva mettere soldi per ripianare la pendenza. O forse non poteva”. Senza dimenticare altri elementi inquietanti, come ad esempio un elevato contenzioso fiscale e civile, pendenze milionarie con i procuratori, scostamenti anomali tra il budget d’esercizio e i report semestrali. “Un quadro complessivo molto chiaro per chiunque è esperto di bilanci: c’era una preoccupante mancanza di equilibrio nei margini di liquidità. E la Federcalcio ne fu informata”,