Pato, la promessa che forse ha stancato il Milan. Leader o problema?

Pubblicato il 17 Gennaio 2012 18:35 | Ultimo aggiornamento: 17 Gennaio 2012 18:35

Pato (LaPresse)

MILANO – A vedere semplicemente i numeri, quelli scritti sugli almanacchi del calcio, Pato Alexandre o più semplicemente Pato è un grande giocatore. Uno di quelli che, a 23 anni appena compiuti, un grande club se lo tiene e non pensa assolutamente a venderlo, a meno di non avere disperata urgenza di fare cassa.

Eppure, almeno per il Milan, non funziona così. Non c’entrano i debiti e non c’entra, almeno ufficialmente, neppure la relazione tra il calciatore e Barbara Berlusconi. Il Milan è stato sul punto di vendere Pato per “scelta tecnica”, ovvero perché il tecnico Massimiliano Allegri e il vicepresidente Adriano Galliani, pensavano che nello scambio con Carlos Tevez, i rossoneri ci andassero a guadagnare.

Poco importa che Tevez abbia cinque anni di più e poco importa che lo stesso Tevez sia, la sua biografia calcistica lo dimostra, un piantagrane e un “litigatore” professionista come pochi. Forse, dalle parti di Milanello, dopo aver “domato” Antonio Cassano credevano di poter fare lo stesso con Tevez.

Ma il problema è proprio il “papero”. Al netto di tutte le possibili implicazioni della storia con Barbara Berlusconi (da Milanello filtra che la figlia del presidente avrebbe persino gradito la partenza del giocatore verso Parigi) quella del Milan è una perplessità tecnica e ambientale.

Pato non convince perché, si dice nella sede del Milan, da quando è arrivato promesso fuoriclasse (a meno di 18 anni), ha mantenuto solo in parte e ha smesso di migliorare. L’almanacco, però, racconta storie in parte diverse: con i 51 gol segnati in tre anni per 112 partite complessive Pato è il più giovane calciatore della storia del Milan ad aver superato quota 50. Allo stesso modo è uno che ha segnato al Barcellona, ha deciso un derby (non l’ultimo, evidentemente).

Poi però ci sono le perplessità. Quelle fisiche, legate ai troppi infortuni, tutti muscolari, e anche quelle caratteriali: Pato non è di certo una punta di “sacrificio”, di quelle che rincorrono gli avversari se perdono il pallone e che fanno la fase difensiva. Non a caso Allegri gli preferisce Robinho che, però, a forza di correre e rincorrere, la porta non la vede quasi mai.

Infine ci sono quei due rapporti “scomodi”, quello con Barbara e con parte dello spogliatoio del Milan, Zlatan Ibrahimovic su tutti. Con quest’ultimo la convivenza tecnica è difficile (Ibra ha bisogno di spazio, si integra meglio con Robinho mentre con Pato trova meno spazio, si schiaccia e perde di pericolosità), e ancora più difficile, sono i rumors che vengono da Milanello, è quella umana.

Eppure, alla fine, Silvio Berlusconi ha fermato Galliani con la penna in mano, quando all’accordo con il City mancava solo la firma. Per ora, Pato, non è ancora un leader. Ma a Milano, almeno Berlusconi, sembra crederci ancora. E non, assicurano i diretti interessati, per pressione di Barbara.