Picault accusa: “L’allenatore del Cagliari mi chiamava ‘scimmia’”. Melis non ci sta: “Non sono razzista, smentisco categoricamente”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 Giugno 2020 17:51 | Ultimo aggiornamento: 20 Giugno 2020 17:51
Picault accusa: "L'allenatore del Cagliari mi chiamava 'scimmia'". Melis non ci sta: "Non sono razzista, smentisco categoricamente"

Picault accusa: “L’allenatore del Cagliari mi chiamava ‘scimmia’”. Melis non ci sta: “Non sono razzista, smentisco categoricamente” (foto Ansa)

CAGLIARI – Duro botta e risposta tra Picault, attuale calciatore della Major League Soccer statunitense, e Melis, suo ex allenatore nelle giovanili del Cagliari.

Picault ha accusato Melis di razzismo senza usare giri di parole: “Mi chiamava scimmia e mi diceva di tornare in Africa”.

Melis ha smentito categoricamente queste accuse: “Non c’è nulla di vero, non sono razzista e ho sempre combattuto contro atteggiamenti del genere”.

Le dichiarazioni di entrambi sono riportate da corrieredellosport.it.

Partiamo da quanto detto dal calciatore ai microfoni della pagina Facebook dell’Fc Dallas. 

 “Il nostro allenatore, all’epoca con la squadra riserve, era probabilmente una delle peggiori persone che abbia mai incontrato. Ho dovuto affrontarlo tutti i giorni, mi chiamava scimmia o mi diceva che dovevo tornare nella giungla in Africa, che i giocatori neri non hanno tecnica. ‘Sei veloce, vai a correre, ti abbiamo portato qui per correre’, mi ripeteva.

Quando ci allenavamo, diceva qualunque cosa fosse spiacevole. Se doveva dire a un ragazzo più giovane di fare qualcosa, avrebbe detto: ‘No, devi farlo perché sei nero

A volte mi ritrovavo adesivi con le scimmie sul mio armadietto e mi prendevano a pugni anche due volte a settimana. Lo gestivo con le lezioni AP a casa che stavo finendo online e dovevo ancora esibirmi sul campo di calcio, che probabilmente è stata la parte più semplice”

Poi Picault ha corretto un po’ il tiro. 

“Voglio chiarire quello che ho detto ieri sul mio allenatore e alcuni miei compagni, non riflette tutto il tempo che ho passato in Sardegna, torno lì ogni anno, ho i miei migliori amici e ci passo un mese e mezzo all’anno. Sono cose che mi sono realmente successe, che andrebbero discusse, ma non per compatirmi, non ho bisogno della pietà di nessuno, sono cose capitate anni fa e ho fatto ciò che dovevo fare con la mia carriera, ma sono comunque vere e importanti. Ora non è il momento di colpire un intero club, dobbiamo solo guardarci allo specchio individualmente e capire cosa possiamo fare meglio”.

Dopo queste gravi dichiarazioni sul suo conto, Melis ha smentito il tutto durante una intervista a TMW.

 “Io razzista? Mai! Smentisco categoricamente ogni genere di affermazione di Picault: non avrei mai permesso simili atteggiamenti nella mia squadra, perché non fa assolutamente parte del mio modo di essere e di tutti coloro che lavoravano nel settore giovanile in quegli anni, compresi i dirigenti. È un’accusa che non sta né in cielo né in terra. Quando negli anni Ottanta ero un calciatore e facevo le trasferte fuori dall’Isola ci chiamavano ‘sardignoli’ e ‘pastori’: ho lottato tanto contro questo atteggiamento”.