Rigore! Arbitri italiani fischiano più penalty, ammonizioni e espulsioni. Per far contenti tv e tifosi?

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 16 Gennaio 2020 10:50 | Ultimo aggiornamento: 16 Gennaio 2020 10:50
Rigore! Arbitri italiani fischiano più penalty, ammonizioni e espulsioni rispetto a Premier League e Bundesliga. Per far contenti tv e tifosi?

Rigore! Arbitri italiani fischiano più penalty, ammonizioni e espulsioni. Per far contenti tv e tifosi? (Foto d’archivio Ansa)

ROMA – “Rigore è quando arbitro fischia” ammoniva il mitico Vujadin Boskov. Si vede allora che in Italia, nel nostro campionato, le ex giacchette nere amano molto fischiare, forse troppo. In serie A nelle prime 19 giornate sono stati dati 88 rigori, più del doppio che in Premier League dove sono stati 41. Per non parlare di ammonizioni ed espulsioni.

L’anno zero è stato quello dell’introduzione del o della Var che dir si voglia. Anche prima esistevano differenze negli arbitraggi nei vari campionati. Sensibilità diverse e interpretazioni diverse delle norme e degli episodi. In Inghilterra, per fare un esempio, il calcio è da sempre più fisico: si tende cioè a considerare regolari contatti che per noi sono invece falli. Ma questa tendenza e il seguente divario nei giudizi è esploso con l’arrivo del Video Assistant Referee, l’assistente video dell’arbitro: il Var.

Nel nostro campionato questa tecnologia è in breve tempo diventata parte integrante del gioco e non c’è ormai partita in cui non intervenga e in cui l’arbitro non vada a controllare le sue scelte sullo schermo a bordo campo. In Premier, sempre per fare un parallelo con il campionato più ricco e bello, nelle 189 partite finora disputate gli arbitri non sono mai andati a rivedere un’azione al monitor in campo. Mai.

Questo spiega perché da noi sono stati assegnati quasi 90 rigori nel solo girone d’andata (e si deve ancora giocare il recupero della partita tra Lazio e Verona rinviata per la Supercoppa dei romani) e in Premier 41, tanti quanti nella Bundesliga tedesca. E al di sotto dei nostri numeri sono tutti i campionati europei di livello: 74 i rigori in Liga spagnola e 63 quelli nel campionato francese. E non si fischia di più solo in area di rigore, ma in tutte le zone del campo e per tutti i tipi di contatto. Oltre mille i cartellini gialli mostrati nel nostro girone d’andata (1.008 per la precisione) e 56 quelli rossi.

In Inghilterra le espulsioni sono state 23 e le ammonizioni 684, in Spagna 44 i rossi e 975 i gialli, in Bundesliga 31 espulsioni e 581 ammonizioni e, in Ligue1 francese, 45 rossi e 670 gialli. Var volano della voglia di fischiare e dei numeri citati ma non causa prima. Causa che invece in buona parte risiede nella nostra cultura calcistica.

Da noi si simula, si protesta sempre, si vedono giocatori ‘svenire’ appena sfiorati e altri cadere neanche fossero stati placcati da un Bud Spencer nel fiore degli anni. E poi si protesta, sempre. Lo fanno i giocatori, gli allenatori e i presidenti. Per non parlare dei tifosi. Si protesta a prescindere e, in questo, il Var assiste davvero i nostri arbitri che almeno scaricano parte della responsabilità delle scelte sulla tecnologia. Da noi il Var lo si invoca ogni volta che un giocatore inciampa in area e l’arbitro non fischia, lo chiediamo anzi lo pretendiamo tutti. Il pubblico inglese, quando sul tabellone dello stadio compare la scritta Var, è lui a fischiare.