Roma, diciannove legamenti saltati in sei anni. Solo sfortuna?

di FIlippo Limoncelli
Pubblicato il 14 Gennaio 2020 12:15 | Ultimo aggiornamento: 14 Gennaio 2020 12:17
Roma, diciannove legamenti saltati in sei anni. Solo sfortuna?

Zaniolo lascia il campo in lacrime dopo la rottura dei legamenti del ginocchio (foto ANSA)

ROMA – Spunta un retroscena su Nicolò Zaniolo. Il giovane talento giallorosso era uscito a pochi minuti dal termine di Roma-Torino di domenica scorsa per una botta al ginocchio destro. Ginocchio che nelle ore successive si era gonfiato. Zaniolo aveva svolto per gran parte della settimana un lavoro differenziato per poi rientrare in gruppo giovedì così da essere pronto per quella che sarebbe stata la sua ultima partita della stagione. Il ginocchio destro infatti, dopo una corsa di cinquanta metri, ha ceduto: rottura del legamento crociato anteriore, con associata lesione meniscale. Sei mesi di stop e (quasi certamente) addio a Euro 2020.

Forse solo una coincidenza, forse si poteva attendere un po’ di tempo in più senza correre rischi. Attribuire la colpa dell’infortunio a questo episodio è praticamente impossibile anche se in casa Roma sono molti i precedenti che potrebbero far pensare al contrario.

Tutto ha inizio il 9 marzo del 2014 al San Paolo di Napoli quando Kevin Strootman si infortuna al ginocchio sinistro dopo pochi minuti: da lì comincia un vero e proprio calvario per il centrocampista olandese che sarà costretto ad un altro intervento per rimettere a posto il ginocchio malandato.

Tolto Strootman sono altri diciassette i casi legati, in casa giallorossa, alla rottura dei legamenti crociati del ginocchio. Nove tra i giovani della Primavera, il resto nella prima squadra (in ordine sparso: Florenzi due, Rudiger, Mario Rui, Karsdorp, Emerson Palmieri, Zappacosta e Zaniolo). Non sono bastati cambi di medici, sistemi di allenamento, rifacimento dei campi di allenamento. Una maledizione che prosegue e sembra non trovare soluzione.

Gli esperti si dividono sulle motivazioni di questi incidenti, che sono ampiamente superiori alla media riscontrata dai report Uefa tra le squadre che partecipano alla Champions League. In molti però trovano nella differenza che c’è tra i terreni dello stadio Olimpico e quelli di allenamento di Trigoria, come l’ipotesi più plausibile di questa sequenza infinita di infortuni che sta colpendo i giallorossi negli ultimi anni. Il prato dell’Olimpico è composto esclusivamente da erba vera mentre quelli di Trigoria sono un misto tra erba naturale e sintetica. Sono solo ipotesi però. 

Il parere dell’esperto

L’Agi ha interpellato il dottor Pietro Monachino, ortopedico e medico dello sport, professionista noto nel mondo agonistico ed esperto di traumi di piede, caviglia e ginocchio. “L’aumento dell’incidenza della rottura del legamento è sicuramente legata ad un “calcio estremamente dinamico”, in cui si gioca con maggiore intensità, e, se si pensa alle formazioni di massima serie, al fatto che tra campionato coppa, coppe nazionali ed europee e squadre nazionali gli atleti devono giocare più partite che in passato. I calciatori si allenano meno e si riposano meno rispetto a quanto dovrebbero e questo aumenta il rischio di infortunio. A volte c’è anche lo stato non perfetto dei terreni di gioco. Pesa anche l’avvento di alcune superfici per l’allenamento, come il sintetico, che lasciano al ginocchio meno spazio di scivolamento. Zaniolo? La mia impressione dalla televisione è che non sia legata a un movimento anomalo dovuto al campo”.