Roma all’inferno e ritorno: Genoa sconfitto 4-2. Inter c’è, Fiorentina frena

Pubblicato il 21 Ottobre 2012 22:48 | Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre 2012 22:48
Esultanza dopo il gol di Totti (Ansa)

ROMA –  La Roma più zemaniana che c’è, la Roma che ritrova titolari Osvaldo e De Rossi e soprattutto la Roma che mostra negli stessi 90 minuti tutti i difetti e i pregi del suo allenatore. La Roma che va a Genova, prima affonda e sembra destinata a essere spazzata via e poi dal 2-0 si mette a giocare come l’allenatore vorrebbe fino a fare quattro gol. Il posticipo dell’ottava giornata riaffaccia i giallorossi di Zeman nella parte alta della classifica, prima delle squadre “normali” dietro le quattro in fuga.

L’avvio dei giallorossi è da incubo: il Genoa pressa alto e la Roma non esce mai, è lenta e impacciata. Dopo sei minuti arriva il primo gol: Borriello inventa e Kucka batte Stekelemburg con un destro a giro. La Roma non reagisce e il Genoa passeggia: il raddoppio arriva al quarto d’ora con Jankovic.

Sembra una serata stile Juventus-Roma e invece no. La Roma barcolla, rischia anche di subire ancora. Poi piano piano entra nella partita, cambia qualcosa, inizia a non sbandare più. Forse ci mette del suo pure il Genoa che si sente satollo dopo un sesto di partita. Sta di fatto che il divario è annullato prima dell’intervallo. A suonare la carica è il capitano della Roma, Francesco Totti, uno che corre come se avesse 20 anni senza perdere neppure un brandello di qualità. Prima segna il gol del 2-1, poi inventa per Piris che crossa per Osvaldo ed arriva il 2-2.

Già, Osvaldo, uno dei due esclusi che a detta di Zeman non si erano impegnati. Uno che risponde con due gol e una partita eccellente, come eccellente, dopo un inizio da dimenticare è la partita di De Rossi. Di Osvaldo è anche il gol che gira la partita in avvio di ripresa portandola sul 3-2 per la Roma. A quel punto il Genoa non c’è più e la Roma, a dieci dalla fine, trova anche il quarto sigillo con Eric Lamela.

Le altre partite. Non ha la solidità della Juve e i picchi del Napoli ma c’è anche l’Inter che batte 2-0 il Catania, resta a pari punti con la Lazio e non perde il ritmo della capolista. La squadra di Stramaccioni soffre i siciliani soprattutto in avvio: la manovra non è fluida e il Catania, veloce nel ripartire, sfiora un paio di volte il gol. Poi però ci pensa Antonio Cassano e il suo gol, il quinto in campionato, apre e cambia la partita. L’Inter guadagna sicurezza e il Catania soprattutto nel secondo tempo è spesso alle corde. Pazienza che per chiudere la gara l’Inter aspetti il minuto 85 e il gol di Palacio: i nerazzurri crescono e Juve e Napoli non sono poi così lontane.

Perde invece una buona occasione la Fiorentina che a Verona non va oltre l’1-1 con il Chievo. Succede tutto in un minuto, il diciassettesimo del primo tempo: prima segna Thereau per i padroni di casa e subito dopo risponde Gonzalo Rodriguez. Per il resto la Fiorentina ci prova ma difetta in precisione, il Chievo è ordinato e prende un punto contro un avversario più forte che se non classifica fa almeno morale. Alla Fiorentina, invece, manca ancora qualcosa per essere grande, ma Montella ha tempo per lavorare.

Chi invece sembra aver decisamente smarrito la via è la Sampdoria di Ciro Ferrara che a Parma cede 2-1 e incassa la terza sconfitta consecutiva. La partita è segnata dai rigori. Decisivo però è il primo, non tanto perché Amauri realizza quanto perché la Samp perde il portiere Romero (espulso) e resta in 10. Poi i padroni di casa nella ripresa raddoppiano ancora con Amauri e quando arriva il centro di Eder, su calcio di rigore, per la Sampdoria è troppo tardi. Per il Parma, invece, punti fondamentali che significano quota 9 e una serena posizione di centro classifica.

A quota 9 c’è anche il Torino capace di andarsi a prendere un punto a Palermo nell’unico 0-0 della giornata. Per i rosanero è un risultato che serve a poco: la classifica dice solo sei punti e penultimo posto. Per i granata è un buon punto in attesa di trovare ciò che più è mancato fino ad oggi, la continuità.

Stesso punteggio per l’Udinese che grazie al primo gol italiano di Maicosuel supera 1-0 il Pescara e inizia a guardare al futuro con un minimo di apprensione in meno. Sia chiaro: l’Udinese degli ultimi anni è ancora lontana  e il Pescara non è l’ostacolo più duro. Ma di questi tempi i tre punti fanno tutta la differenza del mondo.

Nella zona bassa della classifica respirano invece Atalanta e Cagliari. I bergamaschi vincono 2-1 lo scontro salvezza col Siena grazie ai gol di Cigarini e Bonaventura che rimontano il gol di Reginaldo. Per il Siena, complice la penalizzazione, la classifica resta allarmante. Il Cagliari, invece, grazie al gol di Naingolan supera 1-0 il Bologna e si porta a quota 8, nel grande mucchio di mezza classifica.

Il sabato delle super sfide, invece, ha di fatto confermato quelle che sono le gerarchie di vertice. La Juventus è ancora la squadra più forte e il 2-0 al Napoli conferma che c’è ancora differenza. Soprattutto, e lo ha dimostrato la gara, nelle “alternative”, insomma nella panchina. A decidere la partita, infatti, sono stati Caceres e Pogba, due giocatori che Carrera e Conte avevano appena fatto entrare in campo. Quanto al Napoli ha giocato alla pari ma forse non ha osato abbastanza: Mazzarri ha impostato una partita difensiva, partita che gli si è ritorta contro proprio nel momento in cui tutto sembrava poter andare secondo i piani.

Nel posticipo serale, invece, ha vinto la favorita, ovvero ha vinto la Lazio contro il Milan con un 3-2 con brivido finale che più che frutto della voglia dei rossoneri è stato prodotto da un’uscita “anticipata” dal campo dei biancocelesti. La squadra di Petkovic, infatti, ha dominato la partita nel primo tempo e si è seduta quando, dopo il terzo centro, ha pensato di averla chiusa.  Solo in quel momento è uscito il Milan, pallidissima imitazione della grande squadra che fu. Non c’è da fare grande analisi, è problema di giocatori e soldi. Problema conclamato: Nesta e Thiago Silva non si rimpiazzano con Bonera, Yepes e affini. Per non parlare di Ibrahimovic. In tutto questo ad Allegri non si possono dare più di tante colpe. Certo però che 7 punti e una classifica da zona retrocessione sono davvero troppo, anche per questo Milan così  modesto.