La Roma ai “capitani”. Pieni poteri a Totti e De Rossi allenatore: la suggestione populista

di Dini Casali
Pubblicato il 2 aprile 2019 11:00 | Ultimo aggiornamento: 2 aprile 2019 11:12
La Roma ai "capitani". Pieni poteri a Totti e De Rossi allenatore: la suggestione populista

La Roma ai “capitani”. Pieni poteri a Totti e De Rossi allenatore: la suggestione populista

ROMA – Una squadra allo sbando che rimedia piogge di gol e figuracce, la Champions lontana come un miraggio, un presidente americano che da Boston chiede ai calciatori di “tirar fuori le p…” ma a Roma ci manda i suoi avvocati perché in fondo solo il nuovo stadio gli interessa davvero… E allora perché non provare a restituire la società ai “romani”, meglio ai “capitani”?

Perché, cioè, non consegnare i pieni poteri a Totti invece di vederlo immalinconire in tribuna o in giro per il mondo a fare la mascotte dopo la fuga di Monchi? E, dando retta al capitano a vita, perché non accelerare le pratiche per affidare la panchina a De Rossi, l’unico dotato di fosforo e geni giallorossi e sfortunatamente non di ossa inossidabili?

Sul Corriere dello Sport va forte l’ultima suggestione di un’annata balorda segnata dall’ennesimo fallimento dell’ennesimo progetto: che i tifosi più viscerali siano sensibili al richiamo della foresta amica è verosimile (sondaggi sono già partiti) ma considerare la piazza romana un blocco unico e solidale sarebbe un abbaglio imperdonabile nella città delle mille radio. 

Per ora siamo all’atto di fede (“Mi fido di voi” titola l’editoriale di Giancarlo Dotto), figlio della stanchezza e della frustrazione dopo la grande illusione della semifinale dell’anno scorso: qualche ora sul tetto del mondo accanto alle prime d’Europa ha fatto saltare l’appiglio decisivo con la realtà di una squadra modesta, una vertigine condivisa da dirigenti e tifosi.

Dunque Francesco e Daniele, i dioscuri eterni, il cuore che intima alla testa lo scarto sentimentale. E disperato. DDR, per vocazione e continuità ereditaria, sarà un grande allenatore, Totti, per la devozione che si tributa a una semi-divinità, resterà sempre il nume tutelare: ma si dia tempo al tempo prima di bruciare anche le belle e ultime bandiere. (fonte Corriere dello Sport)