Rugby, Sei Nazioni: Inghilterra-Italia a Twickenham

Pubblicato il 12 Febbraio 2011 6:17 | Ultimo aggiornamento: 11 Febbraio 2011 22:10

TWICKENHAM- Avercene, di problemi, come quelli dell’Inghilterra che cerca disperatamente di far finta di non prendere sottogamba l’Italia domani nel secondo turno del Sei Nazioni a Twickenham.

Ce ne sono, in effetti, almeno un paio che turbano il sonno al ct Johnson: il primo è la maniera troppo spettacolare con cui segna le mete il cubico trequarti ala Chris Ashton, un buldozer di 95 kg che nella prima stagione nel rugby a 15 (è cresciuto fino alla gloria nella Rugby League) ha già vinto il premio per la meta più spettacolare dell’anno grazie al coast to coast contro l’Australia in novembre.

Il problema è che Ashton, 23 beati anni, all’approssimarsi dei pali decolla, allarga le braccia e vola per qualche metro prima di atterrare con la palla tenuta incollata al palmo di una mano. Un tripudio per i fotografi anche perché di mete Ashton ne ha fatte due nel trionfo inglese a Cardiff la settimana scorsa.

“Eh no, caro Chris – gli ha detto il gigante Johnson, dotato fin dalla nascita di una naturale espressione leggermente intimidatoria – così non si fa sia perché la palla si tiene sempre a due mani o stretta al petto per non correre il fottuto rischio di farsela sfuggire (e addio alla meta costruita da tutta la squadra e non solo da te), sia perché, insomma, nel rugby la soddisfazione di aver segnato si esprime da sempre con un moto dell’anima, più che facendo il saltimbanco.

Ecco basta una stretta di mano, magari a chi ti ha passato la palla: un po’ di stile, mi raccomando”.

Più drammatico il secondo problema del ct inglese: le malelingue dicono che abbia lasciato in panchina il roccioso terza linea Hendre Fourie, in stato di forma stellare, perché se poi questo talento dal passaporto sudafricano continua a giocare così bene, come farà a reinserire il capitano Lewis Moody quando, fra un paio di settimane, sarà guarito da un infortunio.

Sono crucci pesanti, ne converrete, senza dimenticare il rimorso lacerante di tenere fra le riserve giusto Jonny Wilkinson, emigrato con vasto successo in Francia.