Ultras serbi, il mistero di due telex da Belgrado

Pubblicato il 14 Ottobre 2010 9:28 | Ultimo aggiornamento: 14 Ottobre 2010 9:29

“E’ previsto che la squadra venga seguita da circa 100 tifosi. 80 partiranno da Belgrado con due diversi pullman con direttrice Ungheria-Croazia-Slovenia, altri 17 a bordo di un pulmino con targa (…)”: è lunerdì 11 ottobre, 36 ore prima della partita Italia e Serbia al Marassi di Genova, quando, con questo telex. la polizia di Belgrado informa il nostro Dipartimento di Pubblica Sicurezza degli spostamenti della squadra serba e della tifoseria al seguito.

Meno di 24 ore dopo, la mattina del 12 ottobre, un  secondo telex: “Si comunica – si legge – che i biglietti nominativi venduti in Serbia sono circa 1300 e in base a informazioni in nostro possesso sappiamo che pullman e auto private sono partite alla volta dell’Italia nella notte dell’11. Non se ne conosce l’orario di arrivo”. Insomma: in una notte i numeri sono cresciuti esponenzialmente. Non solo: negli stessi momenti, la polizia ungherese segnala che, proprio nella notte di lunedì, alle sue frontiere il traffico di “tifosi” serbi in direzione Croazia è stato intenso.

Solo che ormai è tardi. A Genova non c’è più tempo per organizzare controlli sulle vie di accesso alla città che incanalino pullman e macchine targate Serbia. Manca il tempo anche per creare un punto di raccolta più ampio davanti allo stadio Ferraris dove, già in condizioni normali di campionato, è complicato il filtraggio delle tifoserie.

Così i 15 pullman serbi – e non due, come annunciato dal primo telex – arrivano indisturbati. Ivan Bogdanov e i suoi ultras entrano indisturbati allo stadio con razzi e petardi sotto i maglioni.

I due telex, riportati questa mattina da Repubblica, sono destinati a riaccendere lo scontro tra Roma e Belgrado.

Dopo il messaggio di dispiacere espresso dal presidente serbo Boris Tadicin una telefonata al premier italiano Silvio Berlusconi, dopo le “scuse formali” del ministro degli esteri serbo Jeremic all’omologo Frattini, ad accusare l’Italia era stato il vicepremier e ministro dell’interno Ivica Dacic:  “La polizia italiana, prima dell’incontro, non si è rivolta in nessun modo a noi per chiederci aiuto e non è stata chiesta nessuna assistenza alla polizia serba”. Secondo Dacic, inoltre, l’intervento della polizia italiana avrebbe potuto essere molto più efficace e non si sarebbe dovuto permettere l’ingresso allo stadio dei tifosi in possesso di oggetti vari: questo, ha detto Dacic, a Belgrado “non sarebbe mai avvenuto”.

Il ministro dell’INterno Roberto Maroni ha subito risposto alle accuse. Ma i fatti restano: 138 tifosi serbi sono stati identificati, per 17 Bogdanov, è scattato l’arresto. Su altri 35 sono in corso accertamenti da parte dell’autorità giudiziaria.

Ma sull’Italia pende la minaccia di una sanzione Uefa. E se Michel Platini invoca la “tolleranza zero”, rincara la dose il numero uno Fifa, Sepp Blatter: “In Inghilterra non sarebbe successo”.