Serie A: ingoia 1.618 milioni di euro ma produce 1.550 milioni di debiti

Pubblicato il 9 Marzo 2012 19:46 | Ultimo aggiornamento: 9 Marzo 2012 21:23
I bilanci della serie A 2010-11 nell'infografica della Gazzetta dello Sport

I bilanci della serie A 2010-11 nell'infografica della Gazzetta dello Sport

ROMA – Incassa sempre più soldi ma in cambio genera sempre più debiti: la serie A italiana non sembra sulla strada della guarigione dalla malattia dei bilanci in rosso, stando alla fotografia scattata dalla Gazzetta dello Sport. Nel 2010-11 ha fatturato 1.618 milioni di euro (sarebbe la novantesima azienda italiana), 43 milioni in più della stagione 2009-10 e il 59% in più rispetto ai 1.017 milioni fatturati nella stagione 2001-02. Sarebbe un risultato più che positivo se non fosse che il deficit dei club è passato dai 193 milioni del 2009-10 ai 285 del 2010-11, e soprattutto il debito al netto dei crediti della serie A è arrivato a 1.550 milioni, 200 in più dell’annata precedente.

Una risposta nella direzione sbagliata alla domanda di fair play finanziario che viene dall’Uefa. Il calcio italiano va avanti a botte di robuste ricapitalizzazioni operate dai presidenti-mecenati (Berlusconi, Moratti, Agnelli, Preziosi), quando ci sono. Chi il presidente-mecenate non ce l’ha, si rimette sempre di più nelle mani delle banche, in un circolo vizioso di anticipi, fidi e “pagherò”. Il risultato è che in serie A il “credit crunch” è già realtà da tre-quattro stagioni: gli scambi fra società avvengono privilegiando il “baratto” (io ti do il giocatore A, tu mi paghi col giocatore B più la metà del giocatore C), mentre gli acquisti veri e propri vengono fatti col contagocce e quando vengono fatti il pagamento avviene sempre a rate.

In serie A non girano soldi ma il monte ingaggio dei calciatori non accenna a scendere. “Merito” esclusivo delle grandi società, mentre le “piccole” riescono a pagare gli stipendi di un’intera squadra con quello che le grandi spendono per un solo giocatore. Così da una parte le piccole mettono in atto politiche di austerity, dall’altra le grandi nella corsa al campione si trovano a pagare cifre folli. I calciatori “bruciano” l’89% delle entrate della Juventus, l’88% di quelle dell’Inter e l’85% dei ricavi del Milan. La gara con i vari Barcellona, Real Madrid, Manchester è impari perché i club europei hanno il doppio delle entrate delle nostre “big”. Quindi i bilanci delle grandi trascinano giù il dato complessivo di tutta la serie A: Juventus, Inter, Milan e Roma da sole generano 282 milioni dei 285 di deficit di tutti i club di A.

Un altro handicap del calcio italiano è la sproporzione nelle entrate fra ricavi dei diritti televisivi e il resto delle fonti di guadagno, quali gli incassi allo stadio e lo sfruttamento del merchandising. E le nostre “grandi” sono state penalizzate in parte anche dalla vendita collettiva dei diritti, che ha portato loro minori entrate, in favore delle squadre medio-piccole. Tre esempi per parte: la Juventus, che nel 2009-10 incassava 211 milioni dalla vendita dei diritti, si è dovuta “accontentare” di 156,1 milioni; l’Inter è passata da 230,2 a 217,3 milioni; il Milan da 233,3 a 227,7 milioni. Mentre il Napoli ha visto crescere le entrate da 92,7 a 122,4 milioni; l’Udinese da 37,4 a 54,5 milioni; il Bologna da 35,3 a 45,7 milioni. Una redistribuzione che in un anno ha portato da quattro a otto le società con i bilanci in attivo: Bari, Brescia, Lazio, Palermo, Napoli, Udinese e Parma.

Ma vediamo nel dettaglio la situazione delle 20 società che militavano in A nel 2010-11.

Bari.
Chiude con un attivo di 14 milioni, ma il bilancio arriva a dicembre 2010 e un grande apporto “cosmetico” è venuto dalla vendita del marchio a una società correlata, per mettere subito una plusvalenza nei conti pagando poi a rate l’uso del marchio. Una mossa molto in voga che ha corretto in positivo i bilanci baresi per 21,5 milioni. I diritti tv hanno fruttato 28,5 milioni, gli incassi al botteghino 8,7 milioni, il “commerciale” 5 milioni, “altro” 1,7 milioni.

Bologna. In passivo di 4,2 milioni, i bolognesi hanno reagito con ricapitalizzazione di 23,4 milioni e austerity sugli ingaggi alla disastrosa situazione ereditata da annate sull’orlo del fallimento. 28,1 i milioni dalle tv, 8,8 dal “commerciale”, 5,5 dagli incassi al botteghino, 3,3 da “altro”.

Brescia. Chiude con un “attivo” di 20 mila euro, dopo che il presidente Corioni ringalluzzito dalla promozione in A aveva fatto aumentato le spese da 25 a 43 milioni. La tv ha portato 23 milioni, 8,8 milioni sono venuti da “altro”, 3,6 dal “commerciale” e solo 2,4 milioni dagli incassi dello stadio.

Cagliari. Un deficit sotto controllo: 1,8 milioni. La Regione Sardegna, come 2° sponsor, ha ridotto il suo apporto da 1,6 a 0,8 milioni. Gli ingaggi, cresciuti da 18,7 a 21,2 milioni, sono comunque il 46% del fatturato. I diritti tv hanno fruttato 31,6 milioni, 6,6 milioni da “altro”, 5,3 milioni dal “commerciale” e solo 2,7 dagli incassi dello stadio, che è la croce del Cagliari da quando è stato “ridotta” con le tribune di ferro la capienza del Sant’Elia e da quando Cellino si è messo in testa di fare uno stadio nuovo. Che tra l’altro ha portato 8,4 milioni di spese in bilancio, fra acquisto del terreno e progettazione.

Catania. Pulvirenti (che come presidente del Cda incassa uno stipendio di 700 mila euro) e Lo Monaco portano a casa il quinto anno di seguito in attivo: 6,4 milioni che vanno a incrementare un patrimonio di 25 milioni. Ben 24,2 milioni sono stati investiti per il nuovo centro sportivo. Le tv hanno portato 26,9 milioni di introiti, 6,9 sono venuti dal “commerciale”, 4,3 dagli incassi allo stadio e 1,5 da “altro”.

Cesena. Il rosso di 2,4 milioni è stato il costo dell’impatto con la serie A. Monte ingaggi quadruplicato, 14 milioni spesi per rafforzare la squadra, ma ricavi cresciuti da 7,7 a 30,7 milioni. Di cui 20,8 sono venuti dalle tv, 3,9 dagli incassi del “Manuzzi”, 3,2 da “altro” e 2,8 dal “commerciale”.

Chievo. Passivo irrisorio di 300 mila euro grazie al monte ingaggi più basso della categoria: 18,6 milioni, scesi ulteriormente rispetto ai 20,5 del 2008-09. Ricavi tv in crescita, come per tutte le “piccole”, a 22,8 milioni. 6 milioni di introiti da “altro”, 4,9 dal “commerciale” e solo 2,2 dagli incassi del “Bentegodi”.

Fiorentina. Deficit di 9,6 milioni, quasi da “grande”: colpa dell’Europa, che aveva “drogato” i ricavi della stagione precedente, mentre in questa se ne è dovuto fare a meno. Anche qui il bilancio risulta più “bello” di quello che è in realtà grazie alla cessione alla controllata “Firenze Viola srl” della struttura commerciale della società. Operazione di cosmesi che si unisce ai 10 milioni “prestati” dai Della Valle. I diritti tv hanno portato nelle casse viola 43, 1 milioni, 14,3 sono venuti dal “commerciale”, 11,1 dagli incassi dell’Artemio Franchi, 7,4 da “altro”.

Genoa. Maxi rosso per i rossoblù: 17 milioni di euro. Non bastano i 57 milioni di ricavi e i 38,7 di plusvalenze per fronteggiare 110 milioni di costi. Ma Preziosi ha messo 14,6 milioni nel capitale sociale. I diritti tv hanno portato 32,4 milioni di introiti, 11,1 sono venuti da “altro”, 7,1 dal “commerciale”, 6,4 dagli incassi del “Ferraris”.

Inter. Extra rosso da 86,8 milioni, dopo due stagioni in pareggio di bilancio. I Moratti hanno varato ad ottobre un aumento di capitale per 40 milioni, perché con i  costi altissimi che si porta dietro l’Inter se non vince (in campo) perde moltissimo (dalle casse della società). Dalle tv sono arrivati 124,4 milioni, 33,9 dagli incassi di San Siro, 31,9 dal “commerciale”, 27,1 da “altro”.

Juventus. Il 2010-11 è passato alla storia bianconera come il peggior bilancio: 95,6 milioni di deficit e 241,9 milioni di debito netto. Colpa della spesa per il nuovo stadio (che però ha fruttato già il 190% in più dagli abbonamenti), della mancata qualificazione in Champions, delle svalutazioni di Tiago, Grygera e Amauri, insieme alle buonuscite per Camoranesi, Trezeguet e Zebina. Dalle tv sono arrivati 88,7 milioni, 43,3 dal “commerciale”, 12,5 da “altro” e 11,6 dagli incassi del “Comunale”.

Lazio. L’avveduto Lotito con un attivo di 10 milioni dimostra di aver dato una provata solidità ai bilanci della società sportiva Lazio. 51,1 milioni sono arrivati dai diritti tv, in netta crescita. 17,9 dalla cessione di Kolarov, 13,5 dal “commerciale”, 8,2 dagli incassi dell’Olimpico, 2,4 da “altro”.

Lecce. La serie A ha fatto benissimo ai conti della società. Dopo un passivo di 13 milioni nella stagione precedente, i Semeraro hanno chiuso il 2010-11 con un rosso di soli 700 mila euro. Grazie ai 24,3 milioni dei diritti tv, ai 43 milioni di plusvalenze in 5 anni e a quasi 3 milioni che sono stati messi dalla proprietà nelle casse sociali. Ma diminuiscono gli incassi del Via del Mare: 2,9 milioni contro i 4,6 dell’ultima volta in A, il 2008-09. 3 milioni gli introiti dal “commerciale”, 3,5 da “altro”.

Milan. Rosso di 69,8 milioni, perché il 2010-11 è passato senza una super cessione tipo quella di Kakà nel 2009. Pesano sui rossoneri il costo degli ingaggi, nonostante siano la società che riesce meglio a diversificare le entrate. Se 109,6 milioni sono arrivati dalle tv, ben 66,7 sono stati gli introiti del “commerciale”, 29,5 gli incassi del “Meazza” e 21,9 le entrate da “altro”.

Napoli. Cinque anni di attivo hanno fruttato ad Aurelio De Laurentiis un patrimonio di 29 milioni. Il primato dei partenopei sono gli stipendi dei giocatori, che pesano solo per il 42% sul fatturato complessivo. Privo di debiti con le banche, il Napoli ha visto crescere diritti tv (58,9 milioni nel 2010-11), incassi al botteghino (22,1 milioni, 6,3 più dell’anno prima), 6,3 milioni in più dagli sponsor. Dal “commerciale” sono arrivati 31,7 milioni, 9,7 milioni da “altro”.

Palermo. Grazie alle super vendite al calcio mercato (37 milioni da Pastore l’anno scorso, 17 da Cavani l’anno prima) il Palermo ha messo su un patrimonio di 30 milioni e ha chiuso il 2010-11 in attivo di 7,8 milioni. Dai diritti tv introiti per 40,8 milioni, 15,6 da “altro”, 9 dagli incassi della “Favorita”, 7,4 dal “commerciale”.

Parma. Per la prima volta dopo cinque anni, Ghirardi va in utile, anche se solo per 700 mila euro. Grazie alle tv, che hanno portato 27,9 milioni. 7,6 milioni sono arrivati da “altro”, 6,6 dal “commerciale”, solo 3,3 dagli incassi del “Tardini”.

Roma. Il 2010-11 è stato chiuso con un deficit consistente, 30,8 milioni di euro. La nuova proprietà ha investito tanto sul mercato, spendendo 71,4 milioni, col risultato di appesantire già l’incidenza degli stipendi sul fatturato, che era già del 74%. E senza gli introiti della Champions. Dalla tv sono arrivati 78 milioni, 31 dagli incassi dell’Olimpico, 28,6 dal “commerciale” e 6,3 da “altro”.

Sampdoria. Maxi passivo per una squadra finita in B: 12,1 milioni. Nonostante i 13,9 incassati dalla cessione di Pazzini, Garrone ha dovuto ricorrere all’aumento di capitale, il quarto in 4 anni. Dalle tv sono arrivati 33,8 milioni, 8,1 da “altro”, 7,6 dal “commerciale” e 7,2 dai botteghini del “Marassi”.

Udinese. Un esempio per tutta la serie A. Spende una cifra record, 15 milioni, per pagare lo “scouting”, gli osservatori che vanno a cercare talenti in tutto il mondo, ma ha messo ha segno 41,9 di plusvalenze dalle cessioni solo nel 2010-11. All’attivo di 2,9 milioni hanno contribuito i 36,6 milioni delle tv, i 9,4 da “altro”, i 4,8 del “commerciale” e solo per 3,7 milioni gli incassi del “Friuli”. Marketing in calo, ma anche i debiti con le banche e con il Fisco.