Serie A: Lega Calcio in guerra contro la Figc su chi conta di più

Pubblicato il 15 luglio 2010 19:56 | Ultimo aggiornamento: 15 luglio 2010 20:33

Le rovine di Calciopoli avevano privato le grandi società di calcio di quel “potere di veto” che teneva insieme gli equilibri del Consiglio Federale. Adesso la Lega di Serie A rivuole con gli interessi il peso che indubbiamente ha nel movimento del calcio italiano. In una giornata caldissima, non solo per i 40 gradi che affliggono Milano, i presidenti votano all’unanimità l’uscita dei propri rappresentanti dal Consiglio Federale della Figc e insieme tirano tremende bordate alla presidenza di Giancarlo Abete.

Il calcio che conta, quello che produce un miliardo di diritti tv, usa la norma sulla riduzione dei giocatori extracomunitari approvata dal Consiglio Federale immediatamente dopo il fallimento della spedizione degli azzurri ai mondiali in Sud Africa per dimostrare che non può essere rappresentata da tre consiglieri su 27 se origina”la sostanziale totalità delle risorse economiche del sistema e riversa quasi 100 milioni di euro l’anno alle altre componenti”.

Le società si appellano al Governo perchè riformi quelle norme di legge che impediscono di riformare lo statuto federale nel senso che loro ritengono di meritare. ”Il nostro interlocutore naturale è il sottosegretario Rocco Crimi”, osserva alla fine il presidente Maurizio Beretta. Dalla revisione del peso delle componenti non sarebbero risparmiati poi neanche i calciatori. ”Strano che i calciatori stiano da entrambe le parti del tavolo – dice – sono passati 30 anni e nel frattempo il ruolo delle leghe è cresciuto. Ora abbiamo bisogno di rivedere lo statuto e se ci sono, come ci sono, problemi che originano da norme di legge, cambiare le leggi”.

Si riparla insomma di Premier League anche se Beretta non vuole fare nessun salto in avanti. ”Stiamo studiano in modo pragmatico tutti i modelli – afferma – partendo da un dato e cioè che il nostro modello non pesa giustamente la serie A”. Gli extracomunitari dunque sono solo il casus belli, la prima circostanza pratica nella quale il Consiglio federale ha modificato una norma ”senza il consenso della Lega” cosa che mai era avvenuta prima.

In tanti nell’assemblea di giovedì avrebbero proposto di chiedere le dimissioni di Abete. ”Non c’è scritto nel nostro comunicato approvato all’unanimità – fa notare Beretta -. Non si tratta certo di un problema di carattere personale, ma di sistema”. Abete peraltro ha fatto pervenire all’assemblea una lettera, ”molto garbata che auspica l’apporto della Lega – racconta Beretta -. Purtroppo però arriva a valle di cose gia’ accadute e non riprese in considerazione”.

Beretta non vuole dare un giudizio sulla gestione del presidente federale e si trincera dietro un “no comment”. ”Sono gli equilibri – spiega – che non ci sono più”. E la Lega, tanto per cominciare si riporta a Milano il sorteggio dei calendari del campionato di serie A che da quasi quindici stagioni venivano effettuati a Roma. ”Nessuna ripicca – dice Beretta – è solo un problema di location, l’organizzazione dei calendari spetta a noi”.