Serie A, il Napoli è l’anti Juve per lo scudetto. Roma crolla contro la Spal

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 ottobre 2018 22:46 | Ultimo aggiornamento: 20 ottobre 2018 23:17
Serie A, il Napoli è l'anti Juve per lo scudetto. Roma crolla contro la Spal

Serie A, il Napoli è l’anti Juve per lo scudetto. Roma crolla contro la Spal (Ansa)

ROMA – Il Napoli è l’anti Juventus per lo scudetto. La squadra di Carlo Ancelotti ha sfruttato il passo falso dei bianconeri, fermati sull’1-1 dal Genoa dell’esordiente Juric, per portarsi a meno quattro in classifica. Nel primo anticipo del sabato, la Roma è crollata in casa contro la Spal, è uscita tra i fischi dei suoi tifosi, e ha interrotto la striscia positiva di tre vittorie consecutive.

Napoli più forte delle assenze, Udinese travolta

Il Napoli espugna il campo dell’Udinese con autorità e accorcia le distanze sulla Juve, bloccata in casa dal Genoa nel tardo pomeriggio. La notizia del primo semi-passo falso della capolista galvanizza i partenopei che scendono in campo con il coltello tra i denti e non danno tregua ai friulani, apparsi da subito frastornati dal movimento palla degli avversari e non a proprio agio con la rivoluzione tattica del modulo difensivo.

La squadra di Ancelotti, seppur priva di Insigne – e con il suo sostituto Verdi out dopo soli 2′ per un guaio muscolare -, dimostra una superiorità netta nel possesso della sfera fin dalle prime battute e per l’Udinese la montagna da scalare diventa ancora più alta: quarta sconfitta consecutiva, di cui tre in casa anche se maturate con Lazio, Juventus e Napoli. Ombre nere si addensano su Velazquez, non solo per la classifica, ma anche per le poche certezze che si sono viste nel primo quarto di campionato.

Per i partenopei un’iniezione di fiducia prima della Champions contro il PSG di Neymar, anche se il match è rimasto aperto fino a 10′ dalla fine e in difesa Koulibaly ha dovuto chiudere le falle dei compagni. Napoli arrembante e in vantaggio già al 13′ proprio con il neoentrato Fabian Ruiz che, dopo avere rubato palla al limite dell’area ai distratti Fofana e Berhami, disegna una parabola arcuata che supera l’incolpevole Scuffet, finendo all’incrocio. Da un errore della difesa partenopea la più ghiotta occasione per l’Udinese che, con Lasagna, sfiora il pareggio al 23′: bravo l’ex Karnezis che si tuffa e neutralizza un diagonale insidioso in contropiede.

Il Napoli potrebbe raddoppiare già nel primo tempo con Zielinsky – fuori di poco da ottima posizione – e con Milik che di testa, completamente solo, mette alto. Nella ripresa l’Udinese prova timidamente con una conclusione da pochi passi di Lasagna, ma non c’è mai l’assalto decisivo.

Gli ospiti tengono bene il campo e a pochi minuti dalla fine chiudono il discorso subito dopo un auto-palo da infarto di Samir la cui palla goffa termina poi in corner. Prima Mertens insacca un rigore concesso per mani di Opoku su conclusione a colpo sicuro di Callejon, subito dopo Rog, appena entrato, insacca il primo pallone che tocca con la complicità di Scuffet freddato sul suo palo. Il resto è passerella per un Napoli camaleontico che sa adattarsi agli avversari, soffrire e colpire quando gli avversari si scoprono.

Bessa ferma la Juventus, Cristiano Ronaldo non basta

Il Genoa interrompe la striscia di vittorie della Juventus, 10 fra campionato e Champions, frenando la propria corsa in testa alla classifica. In vantaggio con Ronaldo, che vince il personale duello col capocannoniere rossoblù Piontek, raggiungendo quota 400 gol – primo e unico nella storia del calcio – nei cinque maggiori campionati europei, i bianconeri dominano la partita per 60′, ma non la chiudono, e si fanno raggiungere al 23′ della ripresa da un’incornata di Bessa.

Poi tanta, troppa confusione, che costringeranno mister Allegri agli straordinari per rimettere le cose a posto in vista della partita di Champions di mercoledì contro il Manchester. La Curva Sud squalificata per i cori razzisti, e gremita di ragazzini delle scuole calcio, ha finito così con l’essere il colore più bello della partita, la Juventus subito a caricare a testa bassa il Genoa dell’esordiente Juric.

I liguri subiscono all’inizio il cambio tecnico e il ritorno al 3-5-2, con gli attaccanti che non ricevono palloni giocabili e troppo lontani dal resto della squadra. Tra i bianconeri Cancelo è il più applaudito, con le sue accelerazioni, insieme a Ronaldo, a fargli da sponda Cuadrado, preferito a Dybala, e Mandzukic. La prima occasione da gol è del portoghese, che al 14′ centra il palo con una frustata di testa su cross del colombiano.

Passano 4′ ed è vantaggio bianconero, il portoghese che segna il suo quinto gol in serie A approfittando di una distrazione della difesa genoana, che si fa trovare impreparata sul traversone di Cancelo. Sembra tutto facile per i padroni di casa, che al 23′ sfiorano il raddoppio con un bel diagonale di CR7 parato da Radu, altra novità di Juric, e confezionano altre buone occasioni.

Fino all’8′ del secondo tempo, quando Piatek si ricorda di essere il capocannoniere del campionato e, sulla respinta corta di Benatia, lascia partire un destro su cui il connazionale polacco Szczesny si rifugia in angolo. Per i liguri è il segnale che è arrivato il momento di osare. All’11’ ancora Piatek suona l’allarme per la Juventus spedendo a lato di testa un corner.

Allegri fiuta il pericolo e si sbraccia dalla panchina, ma è tutto inutile perché la luce si è spenta. E al 23′ arriva il pari, la difesa imbambolata a guardare una palla che sembrava destinata fuori, ma che non esce, e Kouame – al terzo assist – bravo a fiondare in mezzo all’area una palla che Bessa spedisce in porta di testa.

Allegri, che aveva già inserito Douglas Costa, si gioca anche le carte Dybala e Bernardeschi, ma la diga genoana tiene fino alla fine. Esulta Juric, vera bestia nera dei bianconeri, contro cui ha segnato il suo unico gol da giocatore e che da allenatore nel 2016 l’ha battuta per 3-1. Riflette Allegri, che vede la Juventus tornare con i piedi per terra. E il Napoli, in campo questa sera contro l’Udinese, può accorciare a 4 punti.

Petagna e Bonifazi affondano la Roma

Dzeko stavolta fa cilecca, o forse Petagna fa il Dzeko, e la Spal sgambetta a sorpresa la più brutta Roma della stagione, peggiore anche di quella vista a Bologna: lenta, pasticciona, inconcludente, impalpabile. Merito di una Spal quadrata e cinica che porta a casa, e meritatamente, l’intera posta con due tiri in porta (uno su rigore) e una partita difensivamente perfetta.

E’ il bello del calcio che mette di fronte una squadra reduce da quattro vittorie di fila (cinque con la Champions) e un’altra con zero punti in altrettante partite. Ma, a volte, non bastano i pronostici o le figurine per vincere le partite e così Semplici imbriglia Di Francesco, giocando nel modo più semplice e utilitaristico del mondo. Per Di Francesco nessun alibi, anche se deve fare i conti con l’infermeria (Karsdorp, Kolarov, De Rossi, Perotti, Schick) e a sorpresa lascia in panchina Kluivert.

Parte dal 1′ anche Luca Pellegrini, protagonista in negativo del fallo che porta al rigore fischiato da Pairetto (36′) per fallo su Lazzari. ma anche Semplici deve fare i conti con assenze pesanti (soprattutto in difesa con lo squalificato Felipe) e sceglie Valdifiori regista, mentre davanti Antenucci si accomoda in panchina, con Paloschi a fianco di Petagna. Pronti, via e il canovaccio della partita è subito chiaro, con la Roma aggressiva.

La prima occasione per Dzeko al 16′ sembrerebbe di buon auspicio ma il bosniaco a tu per tu con Milinkovic-Savic (fratello del giocatore della Lazio) non fa male. I giallorossi spingono, ma non riescono mai a concretizzare il grande possesso palla (alla fine sarà 62% con 18 tiri a sei, ma la statistica non porta punti); proprio questa mancanza di concretezza, alla fine, paga dazio.

Accade al 38′, con Lazzari che parte sulla destra e Pellegrini che gli frana addosso in area, quando sarebbe bastato controllarlo. Il rigore c’è e Petagna spiazza Olsen per il sorprendente 1-0 che resiste fino a fine tempo. Nella ripresa Di Francesco non cambia, puntando sulla voglia di rivalsa dell’undici iniziale ma l’avvio è, se possibile, anche peggiore del primo tempo: tanti errori d’impostazione e manovra troppo lenta per poter impensierire la difesa emiliana.

Al 10′ la Roma avrebbe una bella occasione ma Dzeko, a tu per tu col portiere, sbaglia ancora. Gol fallito, gol subito: così all’11’ Bonifazi, su corner di Valdifiori, anticipa Fazio e beffa Olsen: 2-0 e fischi dell’Olimpico. La Roma proprio non c’è, tanto è disordinata e sciupona, Di Francesco sembra essere tornato quello di settembre con i suoi moduli figli più della fretta che della tattica. Escono Cristante e Under per Kluivert e Coric (all’esordio), mentre Semplici si copre ancora di più con Everton e Fares e il conseguente 3-5-1-1. Pellegrini (21′) cerca di dare la scossa: il suo bolide si stampa sulla traversa.

E’ Olsen, tuttavia, a salvare i suoi dal possibile 3-0 di Petagna. La Spal è perfetta nella propria metà campo, ma lo sciagurato Milinkovic al 33′ la combina grossa, facendosi espellere da Pairetto per doppio giallo (fiscale, ma giusto). Cambia poco, perché il bunker spallino regge l’urto – più nervoso che altro – giallorosso che, negli ultimi 10′, rivede in campo anche Pastore.

L’avanti tutta non fa altro che accrescere il caos in mezzo all’area e il nervosismo in campo. Alla Spal, però, basta e avanza per l’impresa, mentre la Roma esce tra i fischi del pubblico che, dopo cinque vittorie di fila, pensava, sbagliando, di aver finalmente svoltato. Martedì c’è la Champions e sarà vietato sbagliare.

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