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Serie A, il campionato più anziano d’Europa. Trionfa il Milan per l’età avanzata, vince l’Inter per il numero di stranieri

E’ la Lega calcio più anziana ma non quella più marcatamente straniera, anche se aumentano i giocatori di importazione. Questa l’immagine della Serie A della passata stagione, frutto del confronto con gli altri quattro principali campionati europei – Premier League inglese, Liga spagnola, Bundeliga tedesca e Ligue 1 francese – illustrato nel rapporto annuale elaborato dall’Osservatorio dei giocatori di calcio professionisti e dal Centro internazionale di studi dello sport.

Il Milan 2009/10 è stato la squadra più anziana fra le 98 prese in considerazione: 29,62 anni di età è stata la media dei rossoneri, quasi 4 anni più alta di quella (26) dei campionati esaminati. In generale la serie A è la Lega più vecchia (26,85 l’età media delle rose, 27,54 quella dei giocatori schierati in campo). E infatti fra le 10 squadre più in là con l’età ci sono altre 4 italiane: Chievo, Roma, Juventus e Inter. Quest’ultima assieme al Chelsea è fra i campioni nazionali più anziani, mentre il Barcellona è quello più fresco, con un’età media di 26,4 anni.

I nerazzurri campioni d’Italia e d’Europa si distinguono anche per lo spazio concesso agli stranieri in campo, ben il 92,2% del minutaggio complessivo. In questa graduatoria, dominata da club inglesi e tedeschi, l’Inter è seconda solo all’Arsenal (93,3%), mentre l’Atletico Bilbao è l’unico club che non ha schierato alcuno straniero.

Il Brasile si conferma la patria della maggior parte degli immigrati nei principali cinque campionati europei, anche se il numero dei connazionali di Ronaldinho è diminuito nella stagione passata, da 163 a 139. E’ cresciuto invece quello degli argentini (da 103 a 120), e la Francia è la terza forza esportatrice di calciatori (106).

I 98 club presi in considerazione sono formati in media da stranieri al 42,6%. Quello inglese è il campionato che ne importa di più (quasi il 60% dei calciatori), davanti alla Bundesliga (47,4%), 5 punti percentuali meno dell’Italia, che però rispetto alla stagione precedente ha avuto un’impennata delle ‘importazioni’ del 3%.

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