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Sette mogli, slot machine, investimenti folli: così un Nba su 5 finisce povero

Dennis Rodman, Michael Jordan  e Scottie Pippen

Dennis Rodman, Michael Jordan e Scottie Pippen

ROMA – C’è chi lavora in un bar perché tutti i suoi soldi li ha spesi per mantenere sette figli avuti da sei mogli diverse. E chi, invece, si è giocato tutti i soldi guadagnati in carriera con pochi giorni di slot e casinò.

Il basket Nba regala gloria e ingaggi da urlo. Ma dopo? Il dopo è tutta un’altra storia perché uno su cinque, in media, finisce sul lastrico. Un qualcosa che non riguarda solo i giocatori “normali”, ma anche i top player, quelli con ingaggi da urlo.

Nei grandi Chicago Bulls di Michael Jordan sono almeno un paio a non passarsela benissimo. Le due ali. Dennis Rodman, detto “The worm”, le ha provate tutte. Ha fatto l’attore, il wrestler, si è anche offerto come ostaggio alla Corea del Nord in cambio di un detenuto americano. Ma a lui 50 milioni di dollari guadagnati non sono bastati per pagare gli alimenti alle figlie.

Nella stessa squadra giocava Scottie Pippen. Che ha sbagliato tutti gli investimenti fatti coi soldi guadagnati e ora è sul lastrico.

Casi isolati? No. Ad Atlanta giocava tal Latrel Sprewell. Uno che ha fatto a pugni col suo allenatore e poi ha rifiutato un triennale da 21 milioni perché non bastava a mantenere una famiglia.

Già, le famiglie. Numerosa, e rovinosa, quella di Shawn Kemp. Che ha guadagnato 92 milioni di dollari in carriera. E li ha pagati, tutti, in alimenti. Sette figli avuti da sei mogli diverse.  A Philadelphia giocava Charles Barkley, uno che sotto canestro era meglio evitare. Ha guadagnato 200 milioni. Ne ha spesi in gioco d’azzardo 10 in un anno. Poi sono arrivate le tv, lo hanno messo sotto contratto e hanno evitato il peggio.

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