Pannolini, Rai, Vogue… Ma terzino no. Farina: carriera finita dopo il calcio scommesse

di Emiliano Condò
Pubblicato il 11 settembre 2012 15:47 | Ultimo aggiornamento: 11 settembre 2012 15:48
calcioscommesse farina

Simone Farina (LaPresse)

ROMA – Le offerte di lavoro non gli sono mancate. Avrebbe potuto partecipare a un programma Rai, avere una bella copertina su Vogue, o addirittura pubblicizzare un marchio di pannolini. Solo che il mestiere di Simone Farina, in teoria, sarebbe un altro: il calciatore o il terzino, se si vuol essere precisi. L’età è ancora dalla sua: a 30 anni, per il calcio, non si è più di primo pelo, ma ci sono davanti almeno altri 3-5 anni di carriera. Insomma un intero contratto.

Il punto è che il contratto da calciatore a Farina non l’ha offerto nessuno. E il sospetto è che il motivo non sia che l’ex terzino del Gubbio è scarso. Per carità, lo sa benissimo anche il diretto interessato, non si sta parlando di Paolo Maldini. Eppure la carriera di Farina dimostra che dal 2002 a oggi un ingaggio tra serie B e Lega Pro Farina lo aveva sempre ottenuto. Quest’anno, quello dopo la denuncia calcio scommesse, invece no.

Il sospetto, che poi è il sospetto di Cesare Prandelli e di Demetrio Albertini, è che Farina sia rimasto fuori dal pallone perché quel pallone ha provato a tenerlo pulito. A vederla bene è qualcosa di più di un sospetto, basta mettere i fatti in sequenza.

Prima Farina denuncia un tentativo di combine. Lo aggancia un suo ex compagno di squadra (erano insieme nella primavera della Roma), Alessandro Zamperini, e gli offre 200 mira euro per il tarocco di una partita. Farina ne guadagna un quarto in un anno. Ma la questione per lui è irrilevante. Quindi il terzino va in Federazione e denuncia il tutto. E diventa “ufficialmente” un eroe.

Basta un’occhiata ai titoli degli articoli che lo riguardano su BlitzQuotidiano. E’ una processione ininterrotta di apparizioni “gloriose”: il 23 dicembre Prandelli lo invita a uno stage della Nazionale, il 7 gennaio arriva l’invito alla consegna del Pallone d’oro, il 12 gennaio arriva il premio “discobolo d’oro”, e qualche giorno più tardi è sempre Farina a leggere ai giovani calciatori il discorso introduttivo del torneo di Viareggio.

Poi arrivano altri premi, come il cartellino viola consegnato dalla Fiorentina e la sospirata partecipazione al raduno di Coverciano. Finite le passerelle, però, Farina torna alla realtà: è un giocatore “normale”, non straordinario ma allo stesso tempo è “scomodo”. Rescinde il contratto con il Gubbio e riceve qualche offerta vaga. Nessuna società arriva alla stesura di un contratto. Alla fine Farina accetta di emigrare: se ne va a Birmingham, Inghilterra. Ma non a fare il calciatore: l’Aston Villa gli offre un posto nel settore giovanile. Perché è da là che si deve iniziare a trasmettere i valori.

A meno di colpi di scena, però, la carriera sulla fascia di Farina è finita. Ne è comunque valsa la pena, non c’è dubbio. Però qualche domanda resta, se non altro perché che Farina sia improvvisamente diventato così scarso da non meritare neppure un contratto in serie B è una cosa abbastanza difficile da credere.

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