Social manager della Federazione Pugilistica nella bufera: “Famiglia gay non è normale”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 Ottobre 2019 19:21 | Ultimo aggiornamento: 29 Ottobre 2019 19:21
Social Manager Pugilato contro famiglia gay non è normale

Social Manager della Federazione Italiana Pugilistica nella bufera per frasi contro famiglia gay

ROMA – Il social media manager della Federazione Pugilistica Italiana è finito nella bufera per aver postato sui social alcune frasi offensive e discriminatorie nei confronti degli omosessuali. Come scrive Marco Pasqua per Il Messaggero, il social media manager della FPI ha scritto sui social «La famiglia è uomo e donna. Si chiama normalità».

Poi ha condiviso un articolo del “Primato nazionale”, testata online vicino a Casapound, dal titolo “La Consulta boccia l’omogenitorialità: le coppie gay non sono famiglie” commentando così: “Attaccateve a stoc… A un bambino servono una madre e un padre. Io non discrimino nessuno, ma sono contro la società del ‘è bono tutto’. Saluti romani”.

Questi suoi post hanno fatto infuriare Fabrizio Marrazzo. Il portavoce del Gay Center ha chiesto l’intervento del ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora. Le sue dichiarazioni sono riportate da Marco Pasqua per Il Messaggero. 

«E’ indegno che un dipendente di un ente pubblico possa usare espressioni di questo tipo – dice il portavoce del Gay Center, Fabrizio Marrazzo – offendendo, tra l’altro, le famiglie Glbt e le persone omosessuali. Chiediamo al ministro Spadafora, che è da sempre attento al tema anche in quanto ex Sottosegretario alle Pari opportunità, di intervenire contro queste affermazioni e valutando la rimozione di questo dipendente dal suo incarico. Commenti di questo tipo non sono tollerabili».

Poco dopo è arrivata la replica di Vittorio Lai, presidente della Federazione Pugilistica Italiana. Le sue parole sono riportate da Marco Pasqua per Il Messaggero. 

«Abbiamo appreso – scrive Lai in una nota – da un comunicato stampa diffuso in tarda serata di un post attribuito a un nostro dipendente che contempla affermazioni discriminanti e a tratti anche offensive nei riguardi di chi vive la propria condizione umana nel pieno consesso civile. Nel rappresentare l’intera Federazione, atleti e dirigenti in qualità di presidente della FPI e unitamente a tutto il mondo pugilistico italiano prendo nettamente e con decisione le distanze da tali affermazioni e soprattutto da tali comportamenti discriminatori.

Preciso che la Federazione Pugilistica Italiana è da sempre impegnata con testimonianze e attività di sensibilizzazione a tutela della famiglia e dei valori umani di tutti. Da sempre abbiamo messo in atto campagne sociali a favore dell’integrazione, a favore della difesa delle donne, a tutela delle vittime di ogni violenza, anche psicologica.

Nei confronti del bullismo e del cyberbullismo realizziamo con periodicità incontri, dibattiti con testimonial di grande spessore. Non possiamo sentirci coinvolti in dichiarazioni personali che non appartengono alla mission di questa Federazione e del Pugilato.

Valuteremo immediatamente la posizione del nostro dipendente e prenderemo i provvedimenti più opportuni. Sia ben chiaro, infine, che questo accadimento non frenerà le nostre campagne sociali nel processo di divulgazione dei valori e principi che sono alla base della nostra disciplina» (fonte Marco Pasqua per Il Messaggero).